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Il mio amico Guido Catalano, nella poesia “Le carte in tavola“, scrive:

[…] «da quando sul mio blog ho messo una poesia
che si intitola “io ho visto le donne nude”
ho ricevuto – ad oggi – 18.414 visite
di gente che cerca su google “donne nude”
contro 18.290 che cerca il mio nome e cognome
la poesia è stata inserita sei mesi fa
il blog è stato aperto cinque anni fa»

Ora, se è vero com’è vero che i poeti sono rimasti gli unici portatori di verità, mi aspetto grandi cose da questo post. Per non sbagliare aggiungo anche “scambisti”, “casalinghe arrapate” e “figa”.

La tentazione sarebbe quella di scivolare nel pornografico, ma “Tg1”, “Il Giornale” e “Libertà di stampa” proprio non ce la faccio.

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Louis S. Bellanti è un romanziere, giornalista e attore cinematografico di origine italiana che vive e lotta a Parigi.

L’articolo che segue è appena uscito sul mensile La Voce degli italiani a Parigi.

Grazie Louis! E grazie a donna Flo de La Libreria che ci ha presentati.

.Intervista di Louis s. Bellanti

.Buon anno a tutti!!!

In molti paesi più civili del nostro le presentazioni di libri con la presenza dell’autore vengono proposte come pena alternativa all’impiccagione. Solitamente il condannato si esibisce in nodi fatti meglio di quelli di Capitan Findus.
Ora, succede che ho fatto tre presentazioni in otto giorni. Praticamente una strage.

Eppure, a guardare il fiasco mezzo pieno, c’è da sorridere e molto. Primo perché quando ricevi dei fiori il sorriso viene spontaneo, secondo perché meglio fiori che pomodori, per dire.
Fiori? Sì insomma, fiori per analogia, fiori di quelli che ti porti via e non sfioriscono finché non li scolorirà l’alzheimer. Fiori, perché i sentimenti, il calore e l’empatia messi in moto dalle parole ti sbocciano dentro quando sono così carnosi, cangianti e profumati che non solo ci godi, ma che ti senti addirittura nella versione meno fregnona della canzone della Pizzi.

Perciò andiamo con ordine:

Sabato 6 novembre sono stato a Musikrooms, un circolo culturale con una storia speciale: Andrea Vettoretti è un valentissimo chitarrista cresciuto nella opulenta Treviso, che adesso gira il mondo a farci fare (almeno lui) bella figura. Potrebbe tornarsene a casa a sfighettare per la città come certi suoi e miei concittadini, quelli che l’unica testa che hanno è nel cofano della Maserati, e invece investe energie, tempo, denaro e relazioni per offrire una parte della sua casa a incontri, concerti, proiezioni e presentazioni, convinto com’è che nel deserto che ci circonda anche la più piccola delle oasi sia indispensabile a tenerci fuori dal Pianeta delle Cugine nel quale sembriamo destinati a precipitare da un momento all’altro.

Andrea Vettoretti e Mauro Gasparini

Per la bellissima serata devo ringraziare anche la gentilissima Yağmur e soprattutto l’esplosiva ed enciclopedica Marisol Rossetti, che in una normale giornata di 25 ore riesce a fare di tutto, perfino lavorare… Se l’incontro con Andrea, un mio quasi vicino, è avvenuto, lo devo a lei.

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Veleno alla Feltrinelli di Padova

Giovedì 11 poi ho presentato Veleno alla Feltrinelli di Padova. La Feltrinelli!
Non so come dirlo, ma a sprazzi, stare lì al primo piano con tutte le copie del romanzo buttate sul tavolino tipo schiaffo alla miseria, mi sentivo un po’ un impostore.
Vedere Nadia e Eleonora, colleghe e soprattutto lettrici appassionate mi ha dato un po’ di coraggio, almeno finché non è uscito dall’ombra dell’ultima fila il signor Borsa: uno che i libri li aveva letti tutti e due e che li ha già ricomprati per amici e parenti, uno che è tornato per un giorno dalle ferie per comprarsi Dammi un bacio. Un mito! Di più, un bouquet.

Sabato 13, alla fine di questa settimana floreale, sono arrivato a Chiari (BS) per la Rassegna della Microeditoria e lì sono arrivati i mazzi più grandi, tipo baobab.
A Villa Mazzotti Biancinelli, tra un centinaio di microeditori che proponevano i loro microlibri, le ragazze delle Bolle Blu dispensavano baci (anche Catalanici), con una destrezza che lasciava spiazzate le donne e tramortiti d’amore gli uomini.
E qui, su una terrazza bresciana affacciata su un giardino italiano monco, strozzato nella prospettiva come molta altra parte del Paese, al tepore delle braci di svariate sigarette, ho ricevuto il dono di una scoperta: la straordinaria lettura analitica di Dammi un bacio fatta da Gianluca Gambatesa. Raramente qualcuno mi ha restituito con tanta precisione e profondità, con tanto affetto e intima corrispondenza, i dettagli e allo stesso tempo il senso più generale del lavoro che ho fatto negli ultimi 20 anni. Una sensibilità che incanta e allo stesso tempo muove nuovamente emozioni assopite, all’improvviso, come i rivoli di sudore sulle rughe del nonno.

Qui di seguito una recensione di Dammi un bacio che Gianluca ha scritto su Anobii, con l’avvertenza che si tratta di un bellissimo racconto su un racconto.

    “Dighe che ea ghe ne meta poco, chel fa mae”  

    Soffia un vento caldo in questi giorni, un vento che solleva polvere, l’asfalto che brucia. Ho le mie sigarette, all’ombra degli alberi un tappeto sonoro fatto interamente di cicale. Leggo un racconto, mi fermo, accendo una sigaretta. Ho sempre trovato scomodo – direi fastidioso – leggere e al contempo fumare. M’immergo nella campagna veneta, mi sembra di sentirle quelle parole, il suono di quella lingua che sa di terra, di fatica, di noia, di repentini cambiamenti d’umore, di speranza e disperazione. A ogni racconto terminato segue il gesto di sfilare una sigaretta; l’accendo, e mi ritrovo improvvisamente distante da tutto quel che mi è attorno. La mano s’avvicina alle labbra – gesto meccanico – aspiro il fumo, lo sguardo incapace d’indugiare su un punto che sia uno. Quei momenti in cui si guarda altrove, e si pescan ricordi. Non può trattarsi che di questo. M’aiuta il non aver trovato giudizi disseminati lungo la trama del racconto, e mi regolo di conseguenza, limitandomi a richiamare le immagini alla memoria. E ricordo l’infanzia, l’idea del tempo, degli adulti, che avevo allora. E penso all’oggi, al desiderio di mutare continuamente punto di vista, a quell’espressione che a volte compare sul volto quando volgiamo lo sguardo ai giorni andati e pensiamo che, tutto sommato, non era affatto male. Ecco che quelle del mio passato si perdono tra le immagini richiamate dall’autore. O, forse, il contrario. Dico bene, le immagini dell’autore. Una scrittura che pare fatta di pennellate, i grumi del colore lì a ricordare allo sguardo intento a fissarli che non di realtà si tratta, ma di una sua rappresentazione. Eppure quella rappresentazione, della realtà, ha tutto. E quei grumi paiono il frutto di uno sguardo esitante, conseguenza di un moto di rabbia, segni della fatica o dello stupore che immobilizza e ammutolisce. La mente indugia su un particolare. I pensieri si muovono tra mille parole, e ne cercano una. E la mia, di mente, s’aggrappa a sapori e odori richiamati dalle parole lette un istante prima. L’umore dei corpi, il tanfo della carne che si decompone, l’aglio. Corpi che attraggono, con tutt’attorno quell’aura – inconsistente eppure densissima – che sembra volerti scuotere, gridarti contro che la carne è preda del tempo. Leggo e mi pare di sentir la fatica di chi ha scritto, d’assistere a quegli sforzi volti a dar disciplina alla frase, a impreziosirla con un lavoro sulla lingua e sul linguaggio. Lettere. Suoni. Materia. E quella fatica mi contagia e mi rapisce. C’è un odore che aleggia in ciascuno dei racconti, odore che a volte definiresti profumo, altre ti costringe a disperate apnee. E che ti segue ovunque, pur negli istanti in cui t’illudi di poterlo afferrare continuando a correre in avanti.

La presentazione poi è scivolata via liscia come grappa di qualità, con i miei sodali appassionati e il pubblico numeroso e attento.
Questa rara alchimia, e la copertina del sempresiabenedetto Riccardo Mannelli, ha dato l’impulso a una tornata di vendite che dovrebbe ben far riflettere anche qualche giornalista non impantanato nell’esegesi del rubysmo.

Prossima tappa Londra, al grido di “the book is on the table!”.

Oh piccolo comune balneare che guardi soddisfatto alla fine della bella stagione nonostante
la fuga dei turisti dalle tue escrementose pinete, la pochezza delle tue putride infrastrutture, la proverbiale cafonaggine dei tuoi concittadini e l’irritante supponenza dei tuoi turistici operatori,

piccolo comune balneare fiducioso,

ricorda e segnati quanto ti dico, affinché ogni traccia di speranza t’abbandoni, che il gelido inverno farà esplodere le tue fognature, che il gelo sarà spezzato solo da ripetute alluvioni, che le alluvioni ti saranno di sollievo solo per rallentare l’incendio che divorerà le tue pinete, che le mareggiate porteranno per chilometri e chilometri la casa comunale nell’entroterra e con essa la sede della tua lupesca polizia municipale in un florilegio di macerie e disperazione, così da essere immortalata dai tuoi indistruttibili autovelox nell’istante che precede la tua totale distruzione a causa di una terrificante tempesta di fulmini e da una eccezionale grandinata di meteoriti radioattivi.

ricordalo, piccolo comune balneare soddisfatto,
poiché solo allora, non un minuto prima
andrò a pagare la tua infame multa per chilometri orari 51
con la quale credi di risanare il tuo bilancio e scongiurare il commissariamento,

piccolo comune balneare dei miei coglioni

Venerdì 10 settembre alle 19.00 presento Veleno a La Libreria à Paris di Parigi. E questa è già una cosa, ma i favolosi Florence e Andrea hanno fatto di più, alla faccia dei cazzoni dei caffèletterari tirapacchi italiani.

Cosa? Per esempio:

Au mois de juin dernier, lors de la Semaine Italienne dans le 13ème arrondissement, l’ami Mauro Gasparini avait déjà fait une fugace apparition et une petite lecture-présentation très appréciée de son précédent opus “Dammi un bacio”. Quant à présenter l’animal… il fait ça très bien tout seul et nous le citons: né à Venise avant la fin de la République du même nom, a combattu contre l’assaut du Campanile de San Marco en avertissant les gardiens de la paix qu’un camion géant de la Playmobil était garé en double file. En 1896, il se diplôme en Histoire du Cinéma avec un mémoire de fin d’études prophétique “les Lumières ou l’art sans avenir”. Il a écrit quelques romans mais, les ayant longtemps gardés dans un tiroir dont il a perdu la clef, il a dû en écrire d’autres parce que cela l’ennuyait d’abîmer la commode. Heureusement, il garde ses rêves bien au chaud dans un autre tiroir. Fin de citation!
Veleno, Velluto et Liverani sont les héros de ce noir italien, irrévérencieux, déroutant, en un mot très inattendu!
Veleno est un protagoniste de polar dans toute sa splendeur: alcoolique, taciturne, barbu, incapable de relations humaines apaisées, empêtré bien malgré lui dans une affaire qui le dépasse totalement, et ô combien attachant.
Velluto est une magnifique femme fatale, fragile et arrogante, mais amoureuse : son amie Silvia a été sauvagement assassinée et le tueur est désormais lancé sur sa trace.
Le troisième personnage, Liverani est un commissaire au physique de suédois, mais la pipe est “à la Maigret”, fatigué comme il se doit. Ce trio en fuite entre Padoue, Dolo et enfin Cittadella (et les paysages de la région ont un rôle des plus importants dans la narration!) va affronter de sinistres et très mystérieuses forces. Veleno est un roman noir, drôle et désenchanté, bien ancré dans la réalité de ce début de XXIème siècle en Italie.
Editions Scritturapura

Et je ne me la devrais pas tirer moi?

Werther e Vera Felicità hanno tre figlie: Alba, Rugiada e Nuvola.
Se il martedì mattina sentite qualcosa che assomiglia al verso di mille rondini che risalgono un arcobaleno, non stupitevi, sono loro che ridono.
Non potrebbe che essere così il giorno della settimana in cui, finalmente, ricomincia la scuola.
Alle nove in punto una ventina di giovani di ogni età accorre senza fretta a prendere il proprio posto in classe; l’orario infatti prevede per prima cosa un intervallo. Breve però.
Alla scuola del Circo della Famiglia Felicità gli insegnanti sono rigorosamente volontari: nessuno può nemmeno pensare lontanamente di farlo come lavoro, insegnare è un privilegio. Tuttavia Werther Felicità insiste perché chi riversa nel proprio compito tanto entusiasmo accetti un compenso: li ripaga del tempo nel quale desiderano, immaginano e sognano per essere sempre all’altezza della propria vocazione.
Werther ogni mattina si piazza sulla porta del carro scuola e chi non entra con il suo miglior sorriso viene mandato a giocare o a passeggiare o a occuparsi di qualcosa di meno faticoso, finché non torna dell’umore adatto a una scuola. Soprattutto gli insegnanti.
Del resto insegnare alla scuola del Circo della Famiglia Felicità è una delle occupazioni più gratificanti del mondo, perché le materie che si insegnano sono quelle che fanno innamorare allo studio qualunque studente. Alba è la più portata per Numeri Immaginari, la materia preferita da tutti. La maggiore delle figlie di Werther e Vera riesce a contare fino a un fantameravigliosone. Rugiada invece, quella di mezzo, eccelle in Fisica Sentimentale, e già al primo anno riusciva a calcolare a mente l’energia sviluppata da un sorriso, dall’affetto e dall’amore. Nuvola, la piccola e volitiva Nuvola, si è rivelata bimba prodigio e, nonostante sia al primo anno, ha già completato per intero il suo programma quinquennale, ripreso ogni volta dall’inizio per riassaporare il piacere dell’intero corso di studi.
Tutto sa, Nuvola, tranne il contenuto dell’ultimo capitolo del libro dell’ultima materia dell’ultimo anno, mantenuto in programma per prudenza, ma che mai si è dovuto insegnare a chicchessia, nella scuola del Circo della Famiglia Felicità: come si calcola il peso specifico di una delusione.

Prima di partire pensavo che, dopo 5 giorni di presentazioni, avrei avuto un sacco di cose da dire in un post.

Non avevo calcolato che le emozioni legate al viaggio e agli incontri notevoli che ho fatto lungo la strada, si sarebbero incastonate in una sfera del tutto privata che avrebbe bisogno di uno spazio diverso nel quale diventare storia da narrare.

Così ho deciso di mantenermi all’essenziale dando spazio a qualche immagine che rende benissimo i momenti esaltanti e quelli nei quali tocchi con mano il tuo totale anonimato.

a sinistra Stefano Delmastro di Scritturapura

16 luglio, Finale Ligure, fa così caldo che nel b&b in collina anche le zanzariere sudano. Stefano Delmastro è stato un compare splendido, insieme abbiamo elaborato la teoria del Depressive Marketing. Veleno però ha retto la botta e si è fatto vendere alla grande.

Un plauso particolare al comune di Finale: della manifestazione non gliene fregava un cazzo. Si suppone sia stata patrocinata per agevolare un amico che noleggia gazebi. Bravissimi comunque i temerari de Las Vegas Edizioni che ce l’hanno fatta nonostante.

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Angela Castellano, LeBolleBlu

17 luglio, Firenze, Limonaia Strozzi. teoricamente era organizzato da una libreria, ma deve essere una del tipo Caffè Letterario a Roma: di quelle che usano i libri per vendere cocktail senza gli oneri dei bar. Angela ha speso per Dammi un bacio parole bellissime e io mi sono anche un po’ commosso; non quanto per i cantuccini col vin santo dell’immensa Mascia (vedi le sue foto), o davanti alla trippa del trippaio di Piazza della Passera, che è stata l’unica cosa più calda di una giornata assurdamente calda. Ma insomma, ho molto apprezzato. Bona. In senso trino.

a sinistra Fabiano De Micheli

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18 luglio, Bologna, Libreria Modo Infoshop Interno 4, felicemente corredata di veri librai all’interno. In scena il primo Dammi un Daparox con Fabiano De Micheli. Faceva così caldo che il microfono cantava da solo “Wanna be a calippo”. La birra rossa ha reso la presentazione un po’ impastata, ma in compenso tutto quello che vedevo mi sembrava bellissimo. Grazie Francesca.

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reading on the road

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dal reading all'improvvisazione

19 luglio, Fiano Romano, al BorgoFestival di Benedetto Tudino si recita per strada. I primi che ho acchiappato sono un autore Rai e sua moglie Patrizia. Dopo la lettura lui ha smesso. Poco tempo per il depressive marketing, perché i gruppi scendono dai vicoli ogni 5 minuti e desiòmastgoon. Consapevolmente la cena ha avuto due repliche complete, ma non è umano dover scegliere tra il salmone di Gabryella e l’amatriciana della trattoria…

Faceva talmente caldo che il libro mi scivolava dalle mani. Così sono andato d’improvvisazione. Paura, ma scariche di adrenalina e puro godimento.

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da sinistra: Fabiano De Micheli, Riccardo Mannelli e l'autore esordiente

20 luglio, Roma, Libreria Spazio Morgana. Non è solo una libreria, fa presentazioni, spettacoli, conferenze, corsi. Dentro ci sono due soci (Matteo e Corrado) appassionati. Dammi un Daparox ha confermato la bontà delle presentazioni in coppia. Parlare nello stesso spazio dove negli ultimi decenni si sono esibiti i più grandi jazzisti del mondo, non fa tanto effetto quanto sentire le cose che Riccardo Mannelli aveva da dire su Dammi un bacio. Non mi sono più lavato le orecchie da allora.