Non sono e non sarò mai un buon testimonial della rete, del social e di tutto quello che ci gira intorno: ho sempre ricevuto molto più di quello che ho dato, sia in termini di rapporti umani che di occasioni.
Tuttavia, se me ne sto qui a scrivere questo post del tutto inutile, è per abbracciare un’amica e i suoi due figli, Annalivia e Francesco, nell’unico modo che conosco: con delle parole che fanno da canotto a un ricordo.
L’amica di cui parlo è Lorenza Boninu, blogger fra le più antiche, una delle prime che ho letto.
Lorenza aveva capito le potenzialità della rete quando in Italia i blogger erano talmente pochi che non bastavano nemmeno a noleggiare un pullman, ma ha sempre avuto un chiarissimo senso delle priorità che vedevano e vedono al primo posto la sua famiglia, seguita dalla passione smisurata per l’insegnamento.
L’approccio di Lorenza con il blog è sempre stato senza reticenze, argomentando le proprie opinioni come pochi altri in questo mondo della sveltina intellettuale, del “tutto sbagliato, tutto da rifare”. A mia memoria, sono un lettore molto incostante, solo Leonardo ha lo stesso rigore dialettico (oltre che qualcosa di interessante da dire, s’intende).
I fatti recenti sono noti a chi le vuole bene e a chi la legge abitualmente: l’8 febbraio scorso, suo marito Fabio è mancato quando lei ancora stava armando le sue truppe preparandosi a combattere da par suo una battaglia di logoramento che era determinata a vincere. Nessuna scappatoia, nessun piano B, nessun CTRL + ALT + CANC con il quale fottere il destino, solo un dolore sconfinato e la consapevolezza che tutti quelli che le stanno intorno e contano su di lei la indurranno a raddoppiare le forze, a fare il lavoro che prima facevano in due.
Cosa ne so io di Fabio? Niente, mi verrebbe da dire. Che ricordo posso aggiungere a quello che già sanno quelli che lo hanno amato, incontrato o semplicemente frequentato? Poco o nulla, tranne una serie di polaroid che vorrei condividere, alla maniera di Lorenza, in questo contenitore per ottimisti che è la rete.
Fabio l’ho conosciuto il 29 marzo del 2009, nella sua Piombino, subito prima del reading che eravamo andati a fare io e il Catalano Guido.
Per me quel giorno è stato decisivo, uno di quelli che ti cambiano in modo irreversibile la vita e tu in fondo lo sai e così scatti un sacco di istantanee a ciò che ti circonda, anche se di solito passi attraverso i muri da tanto sei da qualche altra parte.
Fabio era alto, non credo lo fosse sempre stato, perché guardandolo mentre guardava Lorenza si vedeva quanto fosse innamoratamente fiero della sua ragazza spilungona che gettava braccia in ogni direzione, favorita per una volta dalle alte volte del Castello. Fabio, secondo me, era diventato alto per amore.
E anche quando, aiutati da un vento becco, siamo scesi verso le piazze per darci coraggio davanti a un bicchiere di bianco, ci ha lasciato volentieri tutti i pezzi di focaccia e i biscotti, perché lui, la sua parte, se la mangiava con gli occhi.
A questo punto quelli bravi si domanderanno che razza di ricordo possa mai essere questo.
Rispondo volentieri.
Ho delle istantanee di un uomo che a spanne è innamorato da venticinque anni – sì, è innamorato: ché con i verbi di privilegio si usa solo il modo indicativo, tempo presente.


Grazie.
non ho parole, commossa abbraccio Lorenza.
grazie Mauro
Come sempre con parole semplici descrivi mondi complessi che sfuggono ai piú. Mi aiuti a capire!
Mi hai emozionato.
[...] Mi ricordo di cose e persone che non so, di Mauro [...]