Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Il Circo della famiglia Felicità’

Matilde Soffioni sembra una chioccia gigante, soprattutto quando cammina e sposta con leggerezza centotrenta chili per altrettanti centimetri, anzi, più che una chioccia sembra una mamma oca, una placida e luminosa mamma oca che se ne va al laghetto senza fretta.

Matilde Soffioni all’alba dispone sul telone del carro le sue millanta farfalle perché si facciano accarezzare dai primi raggi del sole. Le farfalle, appena il calore dissipa i resti del sonno, se ne vanno libere e grate fino all’ora in cui comincia la scuola. Poi, al primo richiamo dell’uomo campanile, sciamano leggere nella tenda asilo.
Il primo lavoro della maestra Soffioni infatti, è quello di occuparsi dei più piccoli alla scuola d’infanzia del Circo della Famiglia Felicità. Non che sia la sola, ma attende al ruolo di gran lunga più importante: insegna a sognare.
Quando svolge il suo delicatissimo compito, la maestra Soffioni si trasforma in un angelo: le storie che racconta aprono una porta sull’incanto e, una volta varcata quella soglia, i suoi allievi entrano in un mondo nel quale esplodono i colori, e la realtà diviene un globo sospeso a mezz’aria composto dalle sue millanta coloratissime amiche alate che mostrano a ciascuno luoghi fatati, creature amorevoli e intere galassie di sorrisi.
Solo in quel momento si comprende la ragione del suo nome: le farfalle che si librano sui bimbi non rispondono né al canto né ai battimani, ma reagiscono all’unisono al suo soffio delicato, cangiante infiorescenza di un magico dente di leone, che si plasma in mille forme diverse nel loro sentire prima ancora che ai loro occhi.
Giorno dopo giorno la bellezza avvolge le emozioni dei quei fortunati scolari e, insieme alla fantasia, scalza le ombre dai pensieri e ogni paura dai cuori, regalando a ciascuno la capacità di illuminare la notte con una gioiosa nevicata di magia. Lieto è il loro sonno, a nessun mostro è più consentito l’ingresso, ciascuno illumina di radiosa primavera ogni angolo oscuro del sogno.
Alla fine di ogni lezione, la maestra Soffioni congeda la scolaresca e di lei nessuno sa più nulla fino alla fine dello spettacolo serale: quando ricompare – sempre puntuale – all’applauso di congedo, soffia sui suoi millanta frammenti di sogno che accarezzano gli spettatori e gli artisti, seminando in ciascuno il colore di un pensiero sereno.

Annunci

Read Full Post »

Prima dello spettacolo

Le ore che precedono uno spettacolo sono delicate come in qualunque altro circo del mondo e il laborioso silenzio degli attrezzisti è denso come un tuffo nel caramello.
L’unico a comportarsi come sempre è il fondatore e direttore del Circo Felicità, Signor Werther Felicità, fine conoscitore di pubblico ed eccellente cantante d’opera che scandisce l’allestimento del grande tendone con una serie di do di petto. Per i lavoranti quelle note poderose sono la garanzia che stanno procedendo nei tempi previsti, almeno finché non cominciano a diventare troppo ravvicinate; per gli artisti invece funziona da rasserenante istantaneo, poiché tutti ricordano ancora di quando con la sola voce Werther Felicità contrastò la forza di un uragano e fece precipitare al suolo in mille pezzi qualche ettaro di cielo poco prima che l’intero circo e tutta la sua gioiosa umanità fosse risucchiata dal vortice; e ricordano anche come l’onda d’urto della lunga nota emessa si fosse propagata per mare e per terra facendo vibrare le navi come diapason, staccando dalle palme africane cocchi per nativi pigramente stesi al sole, mentre la marea montante lambiva i loro piedi affaticati e depositava una pesca quasi miracolosa per saziare anche i poveri del villaggio, piegava il grano americano disegnando sul terreno grandissimi sorrisi fino a giungere, come l’eco dell’origine del mondo, nel cuore dell’Asia e incoraggiando, con l’ultimo soffio, una farfalla a un pigro battito d’ali.
Dieci minuti prima dell’inizio dello spettacolo, Werther Felicità raduna tutti gli artisti e li invita a ringraziare i colleghi montatori, che tanto si sono prodigati per rinnovare il privilegio di praticare in forma di lavoro il piacere che costituisce la loro vocazione.
Fatto questo, inguainato nel suo vistoso frac turchino, va a sbirciare dal sipario l’umore di fondo della platea e quasi sempre – al nord la gente cena spesso a polenta e musi lunghi – si fa precedere dall’uomo cactus, nel suo ruolo accessorio di lanciatore di sorrisi, per garantire alla compagnia una serata degna di essere goduta.
Lanciare sorrisi è un esercizio di grande precisione e consiste nel centrare gli spettatori per liberarli dalle legature che trattengono la loro felicità. Il suo compito è mille volte più difficile di quello di qualunque altro lanciatore – dice spesso Werther Felicità mentre si accarezza il pancione florido – poiché al lanciatore di coltelli è richiesto di sbagliare il bersaglio, mirando agli infiniti punti che gli stanno intorno, mentre il lanciatore di sorrisi ha un solo punto valido a sortire lo scopo. E ride, Werther Felicità, arricciandosi le punte dei baffoni stile impero, e di solito racconta compiaciuto di quella volta che, durante le prove, un attrezzista venne colpito accidentalmente (pare si fosse spostato appena per non pestare una formica), e fu scambiato a lungo per un cinese da quanto gli ridevano gli occhi.

Read Full Post »