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Posts Tagged ‘Enrico Pandiani’

Dodici anni fa, o poco più,  l’amico Andrea Molesini ha letto un mio racconto e, facendo appello alla sua vocazione di docente di letteratura, mi ha provocato ferite, contusioni e slabbrature normalmente guaribili in due/tre anni, sempre che regga il bel tempo per l’intero periodo. Non l’ho mai ringraziato abbastanza per quel pomeriggio seduti sul prato lì a Lettere, a farmi sanguinare da tutti gli orifizi, soprattutto quelli interiori.
Per un bel pezzo, scritto un paragrafo, portavo istintivamente le mani alla testa e poi riscrivevo con il machete in una mano e il filo a piombo nell’altra.
Veleno è nato così, con la rabbia: del protagonista verso se stesso e mia verso la parola. Ogni parola. E verso ogni dettaglio non essenziale.
Poi c’è stato un lavoro di editing micidiale, indispensabile per arrivare oltre le buone intenzioni, e la fiducia di un editore coraggioso: Marcella Perodo prima e Eva Capirossi poi possono e devono essere ritenute responsabili di concorso interno del reato ascritto.

Gli incontri con Enrico Pandiani e Giorgio Bona sono arrivati in questo 2011 che sa di nuovo: il primo a LibrInTerra, insieme a Giorgio Ballario e Aldo Costa, il secondo durante una bicchierata al Salone. In entrambi i casi è stata simpatia immediata, solidarietà tra artigiani pur nella differenza di fama, disponibilità a camminare, a divertirsi anche, insieme.

Ha cominciato Giorgio su Thriller Magazine, ha replicato Enrico ieri con un’Autopsia su Il Posto Nero di Alessandro Manzetti.

Dice: te la canti e te la suoni? Anche, però quando stasera un amico mi ha detto che le parole di Pandiani hanno convinto una sua amica a comprare Veleno, il compiacimento beota di avere amici generosi si è affiancato alla convinzione che far incontrare le nostre fatiche con gli occhi cui sono destinate, ci richiede di cambiare il nostro atteggiamento, di vestirlo di arancione, di condividere, di metterci cuore e passione senza aspettarci il miracolo di uno sguardo benevolo dall’alto.
E così farò, i colleghi che stimo sono avvisati.

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Secondo le vecchie regole che non passano mai di moda, prima la notizia:

Presentazione di Veleno, delle volte è meglio morire

Salone del libro Torino sabato 14 giugno alle 18.30

con l’amichevole partecipazione di Enrico Pandiani

Padiglione 3 Stand T63 (Scritturapura Editore)

La presentazione è anche un aperitivo, grazie a un buffet “velenoso” affidato alle mani sapienti di Torta a Porta, astro nascente del New Taste torinese e brillante ospite delle ultime puntate di Cocina Clandestina. Vino fino a esaurimento punti patente degli ospiti.

Poi, detto dell’imminente appuntamento, nonostante la voglia sia quella di esserci e fare tutto il meglio per la promozione del libro, mi concedo qualche considerazione apparentemente in linea con il Depressive Marketing di cui ho il brevetto mondiale.
La questione è che sono stralunato dalla fatica e dall’apprensione per questo romanzo che deve farsi largo come il piccolo naviglio in mezzo a migliaia di altri suoi simili, in equilibrio precario sul mare agitato dalle corazzate editoriali che costringono a trovare spazio sotto costa, sverniciando le murate su scogliere parecchio indifferenti.
Nemmeno sottoposto al pentothal lo scrittore ammetterà il reale valore della propria opera, ma credeteci, lui lo sa. Lo sa e nonostante questo (a volte proprio per questo), si sbatte sempre come un matto per dare al suo figlio più giovane tutte le occasioni per riuscire nella vita.
Se però il figlio è nato bene di suo, se vale non per le proiezioni di suo padre, ma per meriti propri tu e non hai i mezzi per mandarlo nella migliore università, allora il dispiacere diventa frustrazione, qualche volta rabbia.

Ecco, questo è quanto, venite, mangiate, bevete e, se potete, leggete.

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