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Archive for the ‘Veleno. Delle volte è meglio morire’ Category

Dodici anni fa, o poco più,  l’amico Andrea Molesini ha letto un mio racconto e, facendo appello alla sua vocazione di docente di letteratura, mi ha provocato ferite, contusioni e slabbrature normalmente guaribili in due/tre anni, sempre che regga il bel tempo per l’intero periodo. Non l’ho mai ringraziato abbastanza per quel pomeriggio seduti sul prato lì a Lettere, a farmi sanguinare da tutti gli orifizi, soprattutto quelli interiori.
Per un bel pezzo, scritto un paragrafo, portavo istintivamente le mani alla testa e poi riscrivevo con il machete in una mano e il filo a piombo nell’altra.
Veleno è nato così, con la rabbia: del protagonista verso se stesso e mia verso la parola. Ogni parola. E verso ogni dettaglio non essenziale.
Poi c’è stato un lavoro di editing micidiale, indispensabile per arrivare oltre le buone intenzioni, e la fiducia di un editore coraggioso: Marcella Perodo prima e Eva Capirossi poi possono e devono essere ritenute responsabili di concorso interno del reato ascritto.

Gli incontri con Enrico Pandiani e Giorgio Bona sono arrivati in questo 2011 che sa di nuovo: il primo a LibrInTerra, insieme a Giorgio Ballario e Aldo Costa, il secondo durante una bicchierata al Salone. In entrambi i casi è stata simpatia immediata, solidarietà tra artigiani pur nella differenza di fama, disponibilità a camminare, a divertirsi anche, insieme.

Ha cominciato Giorgio su Thriller Magazine, ha replicato Enrico ieri con un’Autopsia su Il Posto Nero di Alessandro Manzetti.

Dice: te la canti e te la suoni? Anche, però quando stasera un amico mi ha detto che le parole di Pandiani hanno convinto una sua amica a comprare Veleno, il compiacimento beota di avere amici generosi si è affiancato alla convinzione che far incontrare le nostre fatiche con gli occhi cui sono destinate, ci richiede di cambiare il nostro atteggiamento, di vestirlo di arancione, di condividere, di metterci cuore e passione senza aspettarci il miracolo di uno sguardo benevolo dall’alto.
E così farò, i colleghi che stimo sono avvisati.

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Louis S. Bellanti è un romanziere, giornalista e attore cinematografico di origine italiana che vive e lotta a Parigi.

L’articolo che segue è appena uscito sul mensile La Voce degli italiani a Parigi.

Grazie Louis! E grazie a donna Flo de La Libreria che ci ha presentati.

.Intervista di Louis s. Bellanti

.Buon anno a tutti!!!

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In molti paesi più civili del nostro le presentazioni di libri con la presenza dell’autore vengono proposte come pena alternativa all’impiccagione. Solitamente il condannato si esibisce in nodi fatti meglio di quelli di Capitan Findus.
Ora, succede che ho fatto tre presentazioni in otto giorni. Praticamente una strage.

Eppure, a guardare il fiasco mezzo pieno, c’è da sorridere e molto. Primo perché quando ricevi dei fiori il sorriso viene spontaneo, secondo perché meglio fiori che pomodori, per dire.
Fiori? Sì insomma, fiori per analogia, fiori di quelli che ti porti via e non sfioriscono finché non li scolorirà l’alzheimer. Fiori, perché i sentimenti, il calore e l’empatia messi in moto dalle parole ti sbocciano dentro quando sono così carnosi, cangianti e profumati che non solo ci godi, ma che ti senti addirittura nella versione meno fregnona della canzone della Pizzi.

Perciò andiamo con ordine:

Sabato 6 novembre sono stato a Musikrooms, un circolo culturale con una storia speciale: Andrea Vettoretti è un valentissimo chitarrista cresciuto nella opulenta Treviso, che adesso gira il mondo a farci fare (almeno lui) bella figura. Potrebbe tornarsene a casa a sfighettare per la città come certi suoi e miei concittadini, quelli che l’unica testa che hanno è nel cofano della Maserati, e invece investe energie, tempo, denaro e relazioni per offrire una parte della sua casa a incontri, concerti, proiezioni e presentazioni, convinto com’è che nel deserto che ci circonda anche la più piccola delle oasi sia indispensabile a tenerci fuori dal Pianeta delle Cugine nel quale sembriamo destinati a precipitare da un momento all’altro.

Andrea Vettoretti e Mauro Gasparini

Per la bellissima serata devo ringraziare anche la gentilissima Yağmur e soprattutto l’esplosiva ed enciclopedica Marisol Rossetti, che in una normale giornata di 25 ore riesce a fare di tutto, perfino lavorare… Se l’incontro con Andrea, un mio quasi vicino, è avvenuto, lo devo a lei.

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Veleno alla Feltrinelli di Padova

Giovedì 11 poi ho presentato Veleno alla Feltrinelli di Padova. La Feltrinelli!
Non so come dirlo, ma a sprazzi, stare lì al primo piano con tutte le copie del romanzo buttate sul tavolino tipo schiaffo alla miseria, mi sentivo un po’ un impostore.
Vedere Nadia e Eleonora, colleghe e soprattutto lettrici appassionate mi ha dato un po’ di coraggio, almeno finché non è uscito dall’ombra dell’ultima fila il signor Borsa: uno che i libri li aveva letti tutti e due e che li ha già ricomprati per amici e parenti, uno che è tornato per un giorno dalle ferie per comprarsi Dammi un bacio. Un mito! Di più, un bouquet.

Sabato 13, alla fine di questa settimana floreale, sono arrivato a Chiari (BS) per la Rassegna della Microeditoria e lì sono arrivati i mazzi più grandi, tipo baobab.
A Villa Mazzotti Biancinelli, tra un centinaio di microeditori che proponevano i loro microlibri, le ragazze delle Bolle Blu dispensavano baci (anche Catalanici), con una destrezza che lasciava spiazzate le donne e tramortiti d’amore gli uomini.
E qui, su una terrazza bresciana affacciata su un giardino italiano monco, strozzato nella prospettiva come molta altra parte del Paese, al tepore delle braci di svariate sigarette, ho ricevuto il dono di una scoperta: la straordinaria lettura analitica di Dammi un bacio fatta da Gianluca Gambatesa. Raramente qualcuno mi ha restituito con tanta precisione e profondità, con tanto affetto e intima corrispondenza, i dettagli e allo stesso tempo il senso più generale del lavoro che ho fatto negli ultimi 20 anni. Una sensibilità che incanta e allo stesso tempo muove nuovamente emozioni assopite, all’improvviso, come i rivoli di sudore sulle rughe del nonno.

Qui di seguito una recensione di Dammi un bacio che Gianluca ha scritto su Anobii, con l’avvertenza che si tratta di un bellissimo racconto su un racconto.

    “Dighe che ea ghe ne meta poco, chel fa mae”  

    Soffia un vento caldo in questi giorni, un vento che solleva polvere, l’asfalto che brucia. Ho le mie sigarette, all’ombra degli alberi un tappeto sonoro fatto interamente di cicale. Leggo un racconto, mi fermo, accendo una sigaretta. Ho sempre trovato scomodo – direi fastidioso – leggere e al contempo fumare. M’immergo nella campagna veneta, mi sembra di sentirle quelle parole, il suono di quella lingua che sa di terra, di fatica, di noia, di repentini cambiamenti d’umore, di speranza e disperazione. A ogni racconto terminato segue il gesto di sfilare una sigaretta; l’accendo, e mi ritrovo improvvisamente distante da tutto quel che mi è attorno. La mano s’avvicina alle labbra – gesto meccanico – aspiro il fumo, lo sguardo incapace d’indugiare su un punto che sia uno. Quei momenti in cui si guarda altrove, e si pescan ricordi. Non può trattarsi che di questo. M’aiuta il non aver trovato giudizi disseminati lungo la trama del racconto, e mi regolo di conseguenza, limitandomi a richiamare le immagini alla memoria. E ricordo l’infanzia, l’idea del tempo, degli adulti, che avevo allora. E penso all’oggi, al desiderio di mutare continuamente punto di vista, a quell’espressione che a volte compare sul volto quando volgiamo lo sguardo ai giorni andati e pensiamo che, tutto sommato, non era affatto male. Ecco che quelle del mio passato si perdono tra le immagini richiamate dall’autore. O, forse, il contrario. Dico bene, le immagini dell’autore. Una scrittura che pare fatta di pennellate, i grumi del colore lì a ricordare allo sguardo intento a fissarli che non di realtà si tratta, ma di una sua rappresentazione. Eppure quella rappresentazione, della realtà, ha tutto. E quei grumi paiono il frutto di uno sguardo esitante, conseguenza di un moto di rabbia, segni della fatica o dello stupore che immobilizza e ammutolisce. La mente indugia su un particolare. I pensieri si muovono tra mille parole, e ne cercano una. E la mia, di mente, s’aggrappa a sapori e odori richiamati dalle parole lette un istante prima. L’umore dei corpi, il tanfo della carne che si decompone, l’aglio. Corpi che attraggono, con tutt’attorno quell’aura – inconsistente eppure densissima – che sembra volerti scuotere, gridarti contro che la carne è preda del tempo. Leggo e mi pare di sentir la fatica di chi ha scritto, d’assistere a quegli sforzi volti a dar disciplina alla frase, a impreziosirla con un lavoro sulla lingua e sul linguaggio. Lettere. Suoni. Materia. E quella fatica mi contagia e mi rapisce. C’è un odore che aleggia in ciascuno dei racconti, odore che a volte definiresti profumo, altre ti costringe a disperate apnee. E che ti segue ovunque, pur negli istanti in cui t’illudi di poterlo afferrare continuando a correre in avanti.

La presentazione poi è scivolata via liscia come grappa di qualità, con i miei sodali appassionati e il pubblico numeroso e attento.
Questa rara alchimia, e la copertina del sempresiabenedetto Riccardo Mannelli, ha dato l’impulso a una tornata di vendite che dovrebbe ben far riflettere anche qualche giornalista non impantanato nell’esegesi del rubysmo.

Prossima tappa Londra, al grido di “the book is on the table!”.

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Dove ci vediamo? Quali città dovete evitare? (a seconda):

  • VENERDI: FINALE LIGURE presentazione VELENO Fiera Vento Letterario Piazza Vittorio Emanuele II ORE 21.00

  • SABATO: FIRENZE presentazione DAMMI UN BACIO A FIRENZE sede estiva della libreria La Citè – Limonaia di Villa Strozzi, Via Pisana, 77 ORE 19,30

  • DOMENICA: BOLOGNA reading DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli libreria MODO INFOSHOP INTERNO 4 Via Mascarella, 24/b ORE 19,00

  • LUNEDI: FIANO ROMANO BorgoFestival ORE: dal tramonto in poi
  • MARTEDI: ROMA presentazione DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli SPAZIO MORGANA Largo dei Fiorentini, 3 ORE 19,30 Ospiti d’onore RICCARDO MANNELLI, MAKKOX, MAURO BIANI, ANTONIO SOFI

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E alla fine è arrivato anche il giorno di Veleno.

Ci ho messo quasi 48 ore per realizzare, per fare i conti con l’emozione, ma adesso voglio dirvi quali sono le dieci ragioni per cui sono insopportabilmente felice che sia uscito:

  1. Dopo anni che faceva resistenza passiva, sono riuscito a finirlo
  2. Nel finirlo ho saltato il fosso e ho fatto di una passione un mestiere e una ragione di vita
  3. Ho usato un genere senza permettere al genere di usare me
  4. Fa venire l’ansia a chi lo legge
  5. Alla fine ha mantenuto il titolo originale
  6. Permette ai personaggi di saperne quanto i lettori
  7. Ha una copertina che spacca
  8. Nessuno si aspetta che ne faccia un reading
  9. La casa editrice è molto più seria di me
  10. È un fottuto romanzo jazz

E in più lo legge della bella gente, tipo questa tizia qui che si dice sia ossigenata.

Veleno, delle volte è meglio morire

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