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Archive for the ‘dodicidecimi’ Category

scarti di una memoria eccessiva

Il primo dicembre 1972, un venerdì, Daulo Inferiore fu incalzato da un vento di tramontana così forte che ad ogni raffica l’intero paese pareva slittare di qualche millimetro verso sud. Quella stessa sera cominciò a nevicare. Nevicò per tre giorni, poi cominciò a piovere. La gelata della notte del lunedì vetrificò strade e marciapiedi; spostarsi era pericolosissimo, come scalare il K2 con le infradito, i bermuda e senza Walter Bonatti che ti porta l’ossigeno.
Più il termometro si abbassava all’esterno e più si alzava sotto l’ascella del nonno. Impossibile portare a letto un omone di novanta chili con le vertigini e una gamba di legno: la soluzione più ovvia fu di aprire il divano letto in soggiorno e sperare che gli passasse.

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Lo Yugoscafo

scarti di una memoria eccessiva

Sul finire dell’estate del ’72, più o meno quando a Daulo Inferiore per festeggiare San Rocco ancora oggi si sparano una buona mezzora di fuochi artificiali, mi venne l’idea di ribellarmi all’ordine costituito. Perché che mi fossi trasformato in pochi mesi da bravo bambino a pericoloso sovversivo nessuno riusciva a capirlo; non ci riuscivo nemmeno io, perché l’unica sensazione chiara che avevo era di essere molto confuso.
Probabilmente dipendeva dal fatto che, se per la maggior parte della giornata mi veniva chiesto di essere adulto, di occuparmi di cose tipo la spesa o i fratelli più piccoli, nei momenti più impensati a qualcuno tornava in mente che ero un bambino e mi costringeva a fare cose ridicole come andare a mettermi il pigiama o peggio ancora, ad andare a letto quando le galline erano ancora tutte sveglie…

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scarti di una memoria eccessiva

Ernesto Barina entra nel negozio dove lavoro solo dopo avere sbirciato a lungo dalle vetrine per assicurarsi che io sia solo. Poi entra sparato e incerto come se procedesse su di un binario dissestato e si lascia cadere pesantemente sulla sedia di fronte alla mia.
«Bocia, conteme ‘na storia» mi chiede con una faccia troppo trucida per fare caso alla sua invadenza.

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Ciccopalmo

scarti di una memoria eccessiva

La scuola era finita da poco quando all’alba di una domenica di giugno del 1972 – sempre lui – fui deportato a Pinarella di Cervia, a dispetto delle mie giovani unghie novenni conficcate negli stipiti della porta di casa in un ultimo irragionevole tentativo di resistenza. L’Alfa Romeo bruciò la Romea, la Ravegnana e la Cervese come se avesse avuto in animo di tornare al futuro e poco mancò che il nostro arrivo precedesse il risveglio delle suore della colonia estiva. Per tutto il viaggio avevo fissato la strada domandandomi com’era stato che un posto, che per tutto l’anno era stato oggetto di minacce tipo “se continui così va a finire che ti mando in colonia”, una bella mattina fosse diventato miracolosamente un colpo di fortuna imprevisto riservato a pochi eletti… Appena disfatta la valigia, la menzogna si rivelò nella sua interezza: le etichette recanti il numero 102, pazientemente cucite all’interno di ogni indumento, smentivano la versione dell’evento inaspettato. C’era tuttavia anche un residuo novanta percento di verità, se si considera che, tra i pochi eletti, nove fortunati su dieci erano orfani ospiti dell’istituto che le suore gestivano a Bologna…

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scarti di una memoria eccessiva

torno il 27. non so se sarò in grado di moderare i commenti e rispondere alle mail.
buone vacanze a tutti.

Sono un viaggiatore pigro e irrequieto, recalcitro a qualunque ipotesi di spostamento, ma quando finalmente mi muovo e arrivo da qualche parte, minimo prendo la residenza. Sono un viaggiatore stanziale. Come i calciatori, come i carabinieri.
Insomma, di solito non viaggio, trasloco.
Ancora oggi la mia geografia mentale non è un insieme di linee infinite che attraversano e collegano degli snodi, ma una pasta da pizza che si allarga lentamente, che è percepibile solo come insieme, un piano sul quale far andare la fantasia a cerchi eccentrici tale e quale a come si mette giù la salsa di pomodoro. Va meglio con la geografia umana: siamo molto meno diversi da come ci dipingono i pennelli grossolani intinti nel folklore qualunquista, e le differenze, quando ci sono, hanno la caratura del valore.
A nove anni tuttavia il mondo fuori da Daulo Inferiore esisteva solo la domenica, quando ce ne andavamo a fare un giro con la Giulia Super 1600 che mio padre guidava con i guanti di pelle per non rovinare il volante, e che noi figli occupavamo a chiappe strette, consapevoli della nostra natura di esseri impuri, soprattutto a livello delle suole. Per il resto della settimana il paese, per quello che ne sapevo io, avrebbe benissimo potuto confinare a nord con la Lapponia, a sud con il Sahara e a est e a ovest con il nulla. Quei giri in macchina però non li associavo all’idea del viaggio, poiché spesso non si toccava nemmeno terra prima del rientro del Sacro Mezzo nel Sacro Garage.

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L’anarchico Armando

dodicidecimi – scarti di una memoria eccessiva

Dopo cena mia figlia arriva di corsa gridando che c’è la nonna in televisione. In effetti al telegiornale c’è un tizio che ne intervista un altro che sostiene che non si sta più tranquilli come una volta. Sullo sfondo la nostra casa di famiglia a Daulo. Piccola piccola, una signora saluta con la mano. Mia figlia risponde al saluto bisbigliando un ciao nonna Lu. Poi la telecamera segue il giornalista attraverso la piazzetta fino a inquadrare una casa con i balconi spalancati; in giro c’è tanta di quella polizia che sembra una partita di calcio. Mandano in onda la foto dell’uomo che si sarebbe barricato nella casa sfitta con degli ostaggi e che minaccia di farsi saltare in aria se non gli fanno fare una telefonata.

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Il delitto Paccagnella

dodicidecimi – scarti di una memoria eccessiva

versione breve di un racconto lungo. pure troppo.

ultima ora: vecchio sì, ma 2.0 non me lo aveva ancora detto nessuno…

Il brigadiere Scantamburlo e il dottor Franchin, anatomopatologo, erano due anime candide. Di loro, chiunque a Daulo Inferiore non poteva che dire tutto il bene possibile; dall’immediato dopo guerra in poi, non ancora trentenni, erano riusciti sempre a far prevalere le ragioni della giustizia e della verità, anche quando sarebbe stato più utile – soprattutto alle loro carriere – fare qualche innocente concessione all’alterigia delle apparenze. Tenaci e instancabili, non mollavano un caso irrisolto nemmeno quando veniva archiviato dalla procura, arrivando non di rado a battere d’un soffio sul tempo la prescrizione.
Una sola volta vennero meno alla loro fama e deliberatamente occultarono prove, distrussero verbali e permisero che il colpevole rimanesse impunito: fu in occasione della morte di Ampelio Paccagnella. Il migliore amico di entrambi.

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