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Archive for the ‘Dammi un bacio’ Category

Secondo le vecchie regole che non passano mai di moda, prima la notizia:

Presentazione di Veleno, delle volte è meglio morire

Salone del libro Torino sabato 14 giugno alle 18.30

con l’amichevole partecipazione di Enrico Pandiani

Padiglione 3 Stand T63 (Scritturapura Editore)

La presentazione è anche un aperitivo, grazie a un buffet “velenoso” affidato alle mani sapienti di Torta a Porta, astro nascente del New Taste torinese e brillante ospite delle ultime puntate di Cocina Clandestina. Vino fino a esaurimento punti patente degli ospiti.

Poi, detto dell’imminente appuntamento, nonostante la voglia sia quella di esserci e fare tutto il meglio per la promozione del libro, mi concedo qualche considerazione apparentemente in linea con il Depressive Marketing di cui ho il brevetto mondiale.
La questione è che sono stralunato dalla fatica e dall’apprensione per questo romanzo che deve farsi largo come il piccolo naviglio in mezzo a migliaia di altri suoi simili, in equilibrio precario sul mare agitato dalle corazzate editoriali che costringono a trovare spazio sotto costa, sverniciando le murate su scogliere parecchio indifferenti.
Nemmeno sottoposto al pentothal lo scrittore ammetterà il reale valore della propria opera, ma credeteci, lui lo sa. Lo sa e nonostante questo (a volte proprio per questo), si sbatte sempre come un matto per dare al suo figlio più giovane tutte le occasioni per riuscire nella vita.
Se però il figlio è nato bene di suo, se vale non per le proiezioni di suo padre, ma per meriti propri tu e non hai i mezzi per mandarlo nella migliore università, allora il dispiacere diventa frustrazione, qualche volta rabbia.

Ecco, questo è quanto, venite, mangiate, bevete e, se potete, leggete.

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Louis S. Bellanti è un romanziere, giornalista e attore cinematografico di origine italiana che vive e lotta a Parigi.

L’articolo che segue è appena uscito sul mensile La Voce degli italiani a Parigi.

Grazie Louis! E grazie a donna Flo de La Libreria che ci ha presentati.

.Intervista di Louis s. Bellanti

.Buon anno a tutti!!!

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In molti paesi più civili del nostro le presentazioni di libri con la presenza dell’autore vengono proposte come pena alternativa all’impiccagione. Solitamente il condannato si esibisce in nodi fatti meglio di quelli di Capitan Findus.
Ora, succede che ho fatto tre presentazioni in otto giorni. Praticamente una strage.

Eppure, a guardare il fiasco mezzo pieno, c’è da sorridere e molto. Primo perché quando ricevi dei fiori il sorriso viene spontaneo, secondo perché meglio fiori che pomodori, per dire.
Fiori? Sì insomma, fiori per analogia, fiori di quelli che ti porti via e non sfioriscono finché non li scolorirà l’alzheimer. Fiori, perché i sentimenti, il calore e l’empatia messi in moto dalle parole ti sbocciano dentro quando sono così carnosi, cangianti e profumati che non solo ci godi, ma che ti senti addirittura nella versione meno fregnona della canzone della Pizzi.

Perciò andiamo con ordine:

Sabato 6 novembre sono stato a Musikrooms, un circolo culturale con una storia speciale: Andrea Vettoretti è un valentissimo chitarrista cresciuto nella opulenta Treviso, che adesso gira il mondo a farci fare (almeno lui) bella figura. Potrebbe tornarsene a casa a sfighettare per la città come certi suoi e miei concittadini, quelli che l’unica testa che hanno è nel cofano della Maserati, e invece investe energie, tempo, denaro e relazioni per offrire una parte della sua casa a incontri, concerti, proiezioni e presentazioni, convinto com’è che nel deserto che ci circonda anche la più piccola delle oasi sia indispensabile a tenerci fuori dal Pianeta delle Cugine nel quale sembriamo destinati a precipitare da un momento all’altro.

Andrea Vettoretti e Mauro Gasparini

Per la bellissima serata devo ringraziare anche la gentilissima Yağmur e soprattutto l’esplosiva ed enciclopedica Marisol Rossetti, che in una normale giornata di 25 ore riesce a fare di tutto, perfino lavorare… Se l’incontro con Andrea, un mio quasi vicino, è avvenuto, lo devo a lei.

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Veleno alla Feltrinelli di Padova

Giovedì 11 poi ho presentato Veleno alla Feltrinelli di Padova. La Feltrinelli!
Non so come dirlo, ma a sprazzi, stare lì al primo piano con tutte le copie del romanzo buttate sul tavolino tipo schiaffo alla miseria, mi sentivo un po’ un impostore.
Vedere Nadia e Eleonora, colleghe e soprattutto lettrici appassionate mi ha dato un po’ di coraggio, almeno finché non è uscito dall’ombra dell’ultima fila il signor Borsa: uno che i libri li aveva letti tutti e due e che li ha già ricomprati per amici e parenti, uno che è tornato per un giorno dalle ferie per comprarsi Dammi un bacio. Un mito! Di più, un bouquet.

Sabato 13, alla fine di questa settimana floreale, sono arrivato a Chiari (BS) per la Rassegna della Microeditoria e lì sono arrivati i mazzi più grandi, tipo baobab.
A Villa Mazzotti Biancinelli, tra un centinaio di microeditori che proponevano i loro microlibri, le ragazze delle Bolle Blu dispensavano baci (anche Catalanici), con una destrezza che lasciava spiazzate le donne e tramortiti d’amore gli uomini.
E qui, su una terrazza bresciana affacciata su un giardino italiano monco, strozzato nella prospettiva come molta altra parte del Paese, al tepore delle braci di svariate sigarette, ho ricevuto il dono di una scoperta: la straordinaria lettura analitica di Dammi un bacio fatta da Gianluca Gambatesa. Raramente qualcuno mi ha restituito con tanta precisione e profondità, con tanto affetto e intima corrispondenza, i dettagli e allo stesso tempo il senso più generale del lavoro che ho fatto negli ultimi 20 anni. Una sensibilità che incanta e allo stesso tempo muove nuovamente emozioni assopite, all’improvviso, come i rivoli di sudore sulle rughe del nonno.

Qui di seguito una recensione di Dammi un bacio che Gianluca ha scritto su Anobii, con l’avvertenza che si tratta di un bellissimo racconto su un racconto.

    “Dighe che ea ghe ne meta poco, chel fa mae”  

    Soffia un vento caldo in questi giorni, un vento che solleva polvere, l’asfalto che brucia. Ho le mie sigarette, all’ombra degli alberi un tappeto sonoro fatto interamente di cicale. Leggo un racconto, mi fermo, accendo una sigaretta. Ho sempre trovato scomodo – direi fastidioso – leggere e al contempo fumare. M’immergo nella campagna veneta, mi sembra di sentirle quelle parole, il suono di quella lingua che sa di terra, di fatica, di noia, di repentini cambiamenti d’umore, di speranza e disperazione. A ogni racconto terminato segue il gesto di sfilare una sigaretta; l’accendo, e mi ritrovo improvvisamente distante da tutto quel che mi è attorno. La mano s’avvicina alle labbra – gesto meccanico – aspiro il fumo, lo sguardo incapace d’indugiare su un punto che sia uno. Quei momenti in cui si guarda altrove, e si pescan ricordi. Non può trattarsi che di questo. M’aiuta il non aver trovato giudizi disseminati lungo la trama del racconto, e mi regolo di conseguenza, limitandomi a richiamare le immagini alla memoria. E ricordo l’infanzia, l’idea del tempo, degli adulti, che avevo allora. E penso all’oggi, al desiderio di mutare continuamente punto di vista, a quell’espressione che a volte compare sul volto quando volgiamo lo sguardo ai giorni andati e pensiamo che, tutto sommato, non era affatto male. Ecco che quelle del mio passato si perdono tra le immagini richiamate dall’autore. O, forse, il contrario. Dico bene, le immagini dell’autore. Una scrittura che pare fatta di pennellate, i grumi del colore lì a ricordare allo sguardo intento a fissarli che non di realtà si tratta, ma di una sua rappresentazione. Eppure quella rappresentazione, della realtà, ha tutto. E quei grumi paiono il frutto di uno sguardo esitante, conseguenza di un moto di rabbia, segni della fatica o dello stupore che immobilizza e ammutolisce. La mente indugia su un particolare. I pensieri si muovono tra mille parole, e ne cercano una. E la mia, di mente, s’aggrappa a sapori e odori richiamati dalle parole lette un istante prima. L’umore dei corpi, il tanfo della carne che si decompone, l’aglio. Corpi che attraggono, con tutt’attorno quell’aura – inconsistente eppure densissima – che sembra volerti scuotere, gridarti contro che la carne è preda del tempo. Leggo e mi pare di sentir la fatica di chi ha scritto, d’assistere a quegli sforzi volti a dar disciplina alla frase, a impreziosirla con un lavoro sulla lingua e sul linguaggio. Lettere. Suoni. Materia. E quella fatica mi contagia e mi rapisce. C’è un odore che aleggia in ciascuno dei racconti, odore che a volte definiresti profumo, altre ti costringe a disperate apnee. E che ti segue ovunque, pur negli istanti in cui t’illudi di poterlo afferrare continuando a correre in avanti.

La presentazione poi è scivolata via liscia come grappa di qualità, con i miei sodali appassionati e il pubblico numeroso e attento.
Questa rara alchimia, e la copertina del sempresiabenedetto Riccardo Mannelli, ha dato l’impulso a una tornata di vendite che dovrebbe ben far riflettere anche qualche giornalista non impantanato nell’esegesi del rubysmo.

Prossima tappa Londra, al grido di “the book is on the table!”.

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Prima di partire pensavo che, dopo 5 giorni di presentazioni, avrei avuto un sacco di cose da dire in un post.

Non avevo calcolato che le emozioni legate al viaggio e agli incontri notevoli che ho fatto lungo la strada, si sarebbero incastonate in una sfera del tutto privata che avrebbe bisogno di uno spazio diverso nel quale diventare storia da narrare.

Così ho deciso di mantenermi all’essenziale dando spazio a qualche immagine che rende benissimo i momenti esaltanti e quelli nei quali tocchi con mano il tuo totale anonimato.

a sinistra Stefano Delmastro di Scritturapura

16 luglio, Finale Ligure, fa così caldo che nel b&b in collina anche le zanzariere sudano. Stefano Delmastro è stato un compare splendido, insieme abbiamo elaborato la teoria del Depressive Marketing. Veleno però ha retto la botta e si è fatto vendere alla grande.

Un plauso particolare al comune di Finale: della manifestazione non gliene fregava un cazzo. Si suppone sia stata patrocinata per agevolare un amico che noleggia gazebi. Bravissimi comunque i temerari de Las Vegas Edizioni che ce l’hanno fatta nonostante.

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Angela Castellano, LeBolleBlu

17 luglio, Firenze, Limonaia Strozzi. teoricamente era organizzato da una libreria, ma deve essere una del tipo Caffè Letterario a Roma: di quelle che usano i libri per vendere cocktail senza gli oneri dei bar. Angela ha speso per Dammi un bacio parole bellissime e io mi sono anche un po’ commosso; non quanto per i cantuccini col vin santo dell’immensa Mascia (vedi le sue foto), o davanti alla trippa del trippaio di Piazza della Passera, che è stata l’unica cosa più calda di una giornata assurdamente calda. Ma insomma, ho molto apprezzato. Bona. In senso trino.

a sinistra Fabiano De Micheli

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18 luglio, Bologna, Libreria Modo Infoshop Interno 4, felicemente corredata di veri librai all’interno. In scena il primo Dammi un Daparox con Fabiano De Micheli. Faceva così caldo che il microfono cantava da solo “Wanna be a calippo”. La birra rossa ha reso la presentazione un po’ impastata, ma in compenso tutto quello che vedevo mi sembrava bellissimo. Grazie Francesca.

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reading on the road

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dal reading all'improvvisazione

19 luglio, Fiano Romano, al BorgoFestival di Benedetto Tudino si recita per strada. I primi che ho acchiappato sono un autore Rai e sua moglie Patrizia. Dopo la lettura lui ha smesso. Poco tempo per il depressive marketing, perché i gruppi scendono dai vicoli ogni 5 minuti e desiòmastgoon. Consapevolmente la cena ha avuto due repliche complete, ma non è umano dover scegliere tra il salmone di Gabryella e l’amatriciana della trattoria…

Faceva talmente caldo che il libro mi scivolava dalle mani. Così sono andato d’improvvisazione. Paura, ma scariche di adrenalina e puro godimento.

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da sinistra: Fabiano De Micheli, Riccardo Mannelli e l'autore esordiente

20 luglio, Roma, Libreria Spazio Morgana. Non è solo una libreria, fa presentazioni, spettacoli, conferenze, corsi. Dentro ci sono due soci (Matteo e Corrado) appassionati. Dammi un Daparox ha confermato la bontà delle presentazioni in coppia. Parlare nello stesso spazio dove negli ultimi decenni si sono esibiti i più grandi jazzisti del mondo, non fa tanto effetto quanto sentire le cose che Riccardo Mannelli aveva da dire su Dammi un bacio. Non mi sono più lavato le orecchie da allora.

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Dove ci vediamo? Quali città dovete evitare? (a seconda):

  • VENERDI: FINALE LIGURE presentazione VELENO Fiera Vento Letterario Piazza Vittorio Emanuele II ORE 21.00

  • SABATO: FIRENZE presentazione DAMMI UN BACIO A FIRENZE sede estiva della libreria La Citè – Limonaia di Villa Strozzi, Via Pisana, 77 ORE 19,30

  • DOMENICA: BOLOGNA reading DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli libreria MODO INFOSHOP INTERNO 4 Via Mascarella, 24/b ORE 19,00

  • LUNEDI: FIANO ROMANO BorgoFestival ORE: dal tramonto in poi
  • MARTEDI: ROMA presentazione DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli SPAZIO MORGANA Largo dei Fiorentini, 3 ORE 19,30 Ospiti d’onore RICCARDO MANNELLI, MAKKOX, MAURO BIANI, ANTONIO SOFI

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Chi va a Parigi, va a casa

Giorgio Caproni ha intitolato questo frammento “Assioma”, e l’ha scritto dopo avere visto Parigi per la prima volta a 70 anni. Non gli invidio tanto questo verso, perché sono troppo  impegnato a invidiargli quest’altro – citato dalla metà degli italiani che ho incontrato – dal titolo “Constatazione”:

Non c’ero mai stato
M’accorgo che c’ero nato

Parigi…

La prima cosa è la luce che rende il mondo più chiaro attraverso le vetrate della Gare de Lyon.
La seconda è scendere invece che uscire, come a Milano, ma qui non si scende soltanto di un piano –  a seconda delle direzioni, anche di un secolo: spostandomi da una linea all’altra ho sbagliato uscita e ho trovato il Nautilus che stava per cominciare l’immersione.
La terza è la totale assenza del desiderio di essere altrove.

Avrei detto che un luogo così non esiste, avrei detto che, se esiste, la gente che lo abita deve essere pessima, per pura compensazione. Invece no, sarà che mi è andata di culo, ma ho avuto dei vicini di casa molto, ma molto peggiori.

Poi finalmente Place d’Italie. E qui il talento umano si spreca. Non importa che sia alle porte il primo giorno d’estate, tutti salutavano con molta cortesia e si auguravano “Bon Novembre”, perché faceva un freddo cannibale, tranne quando pioveva.
Belle persone, soprattutto appassionate, spinte da qualcosa che va oltre la sopravvivenza. E tutte con un amore equamente distribuito tra la città che li ha conquistati e la patria lontana, perché da lontano il nostro sembra un paese di cui si può persino sentire la mancanza.
Non posso non ringraziare donna Flo e Andrea, perché un libraio è un missionario in territorio ostile, sempre; Jacqueline Zana-Victor, che organizza da dieci anni la Semaine Italienne du XIIIème; Irene Bordin, che fotografa la città con le parole; il sorriso di Michèle; e la solidarietà tutta italiana di Ester Garbujo che mi ha messo in contatto con Lorella Colla e, e , e… Posso tacere del mio amico Domenico che è venuto da Sanremo? O di Francesca che ha abbassato la sua media vip per un saluto? O di Veronica che ha lasciato a mezzo la costruzione di un grattacielo?
Potevo non sentirmi ancora più a casa?

Però, c’è un però.
Per una di quelle evenienze che noi, per far rima credo, chiamiamo coincidenze – a cui non credo quasi mai – subito dopo essere tornato in Italia ed essermi esibito al cospetto del gelo torrido del pubblico torinese, sono andato a presentare il libro a Dolo. Che poi sarebbe il paese nel quale sono cresciuto, almeno all’anagrafe e in altezza.

Avevo provato altre volte a tornarci, ma sempre per via istituzionale. Stavolta no: da una parte la generosa offerta di un amico a nome Sandro Dal Piano, dall’altra l’entusiasmo di alcuni ex compagni di scuola capeggiati dall’inesauribile freschezza di Elena Gaspari.
Una serata bellissima, affollata di affetti e di bei ricordi, di risate e di libri che non bastavano per tutti. Emozione pura.
Potevo non sentirmi a casa?

Di nuovo casa? Ma allora, mi son detto canticchiando, la casa dov’è?
E allora ho capito, credo.
Al contrario della tartaruga e del paguro bernardo, la casa me la porto dentro, l’ho interiorizzata, e si chiama scelta. Si chiama voglia di essere totalmente me stesso, di fare quello che autenticamente desidero. Senza mediazioni e senza sconti.
Se non avessi scelto contro ogni buon senso, non sarei mai andato a Parigi e non sarei probabilmente tornato a Dolo, perché non avrei avuto nulla da portare. E se anche l’avessi fatto non avrei potuto godere così pienamente di ogni nuovo incontro o della gioia di ritrovarsi.
Tutto sarebbe rimasto nella fantasia o nei ricordi.

È nell’autenticità di quello che siamo che c’è la casa più vera.

(E però… Parigi è sempre Parigi)

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L’idea che Parigi esista veramente mi sconvolge.
Non mi faccio capace, come direbbe Montalbano, che la Ville Lumière sia anche un luogo geografico e non solo il centro della modernità da oltre un secolo.
Figurarsi poi se riesco a credere che proprio io sarò lì fra una settimana. E non a parlare ad alta voce di crimine organizzato, per compromettere l’immagine dell’Italia. Peggio. Vado a parlare dei miei libri.

Non c’è solo Parigi, questo no anzi, sono in programma due date a Torino, una a Dolo, a Firenze, a Bologna e a Rimini.
Altre sono in attesa di conferma. Però…

Lo so già, girerò per la città convinto di vedere i personaggi e gli Autori che hanno provato a dare punti di riferimento al disordine della mia fantasia, che hanno stoicamente tentato di puntellare la galleria pericolante della mia formazione. Quelli che non si sono perduti nemmeno precipitando nel buco nero della mia ignoranza.
Vedrò cani andalusi rotolarsi nel sangue dei poeti, capri espiatori e, a terra, note sparse sul cinematografo. Sentirò racconti morali e il calpestio di monelli che ne fanno 400 alla volta. A chiudere, una schiera di meravigliosi e coltissimi visionari, scortati verso l’immortalità dall’immagine del tempo e del movimento di Deleuze.

Vediamoci lì, amici parigini e non, ma non stupitevi se saluterò anche l’aria che vi sta intorno.

ps grazie all’amica Irene Bordin di Italiani a Parigi e a Florence e Andrea de La Libreria à Paris

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