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Archive for the ‘Amori brevi’ Category

Sputare il rospo

Avevo un cane che mi amava di un amore devoto, profondo e totale.
Ogni volta che ero seduto a tavola, il mio cane aspettava che mi cadesse qualcosa di bocca per mangiarlo come fosse stato ambrosia; perfino se in giardino, dopo cena, sputavo sull’erba la mia tosse grassa di fumatore, lui correva a leccarla con amore canino.
Il padrone, per un cane, è Dio. Non c’è niente da dire.
Poi un giorno ho cominciato a sentire che dovevo liberarmi di cose che mi stavano sul gozzo, e tra il lusco e il brusco ho sputato il rospo.
Il mio cane, che mi amava come fossi stato Dio, è corso a leccare anche il rospo, quello si è trasformato in principe e adesso il mio cane ha un nuovo padrone.
Ho sentito che sognano di andare a Sanremo.

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Antongiulio Strepidoni era uomo di piacente aspetto e intensità d’espressione; quando puntava una preda, la poveretta ne veniva talmente affascinata che non sapeva mai dire quando avesse ceduto né come si fosse poi ritrovata all’improvviso nel di lui letto, sprofondata nell’impronta lasciata da infinite schiene prima della sua.
Così era Antongiulio Strepidoni, dall’occhio orgasmico, dotato come pochi, sera dopo sera, anno dopo anno, prigioniero della sua missione, ostaggio inconsapevole della propria insondabile superficialità.
Una sola volta rischiò d’innamorarsi, una sola in tutta la vita: forse era amore, amore vero, ma la ragazza cieca non lo seppe mai.
E Antongiulio pensò che anche i proverbi possono sbagliare.

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Il buco

La mattina dopo che Francesca gli aveva sparato, Enzo tornò in cucina a vedere dove si fosse piantata la pallottola.
Era stato un modo brutale da parte sua di mettere fine alla loro storia, ma Enzo sapeva che Francesca lo aveva fatto per esasperazione, non per odio, per la stanchezza di non venire mai ascoltata. E poi da quella distanza lo aveva mancato di proposito, non poteva essere altrimenti, nessuno sbaglia da due metri.
Enzo trovò il buco nel muro di fianco al frigorifero.
Si sentì un miracolato: rispetto a dove si trovava era stata davvero una questione di centimetri.
Dal buco filtrava luce. Enzo ci guardò dentro incuriosito. Il suo sguardo mise a fuoco un bicchiere di vino. Qualcuno sollevò il bicchiere, poi lo riappoggiò svuotato. Attraverso il bicchiere lo sguardo riuscì a correre su campi di ortiche, fiumi, colline, nuvole, stelle e molti soli: ogni cosa disposta lungo un percorso rettilineo perfetto. Alla fine di tutto quello spazio una scritta: sei morto.

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Mario è talmente geloso che ha deciso di proibire alla sua donna di lavorare, di uscire a fare la spesa, di accompagnarlo allo stadio la domenica, di andare dal parrucchiere, dall’estetista, dal ginecologo, di fare jogging, palestra e piscina.
Ha stabilito perfino di vietarle di rispondere al telefono e, addirittura, di chiamare sua madre.
Un vero despota. Implacabile. Si fa paura da solo.
Ormai è fatta, non cambierà mai più idea.

Non gli resta che trovare la donna giusta.

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Vedo cose, faccio gente

Dio e sua moglie non si vedevano spesso, ciascuno col suo Creato da creare e nuove cose da immaginare, poiché erano abituati a fare tutto da zero, a riempire il vuoto. Quando tuttavia riuscivano a trovare una breve eternità per stare insieme, tanta era la stanchezza e la scarsa consuetudine che avevano poco o nulla da dirsi.

«Come stai?» chiedeva Lei.

«Mah» rispondeva Colui «Vedo cose, faccio gente»

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Salito al cielo

Erano fidanzati ormai da un ettilione di anni, fin dalla prima riunione condominiale. Lui del terzo piano, lei del sedicesimo lato est. Ogni sera lui saliva per passare la notte insieme, poi all’alba tornava in casa a cambiarsi per andare al lavoro. Attraversarono un lungo periodo di crisi, erano quasi sul punto di lasciarsi, poi avvenne l’imprevisto e un mese dopo convolarono a nozze: si era guastato l’ascensore.

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L’uomo più vecchio del mondo era infinitamente infelice: gli erano sempre piaciute donne più grandi.
Poi qualcuno disse che in Giappone era stata scovata una donna che era nata un paio di giorni prima di lui, così nel suo cuore di centoventenne intrasportabile rinacque la speranza.

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