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Dove ci vediamo? Quali città dovete evitare? (a seconda):

  • VENERDI: FINALE LIGURE presentazione VELENO Fiera Vento Letterario Piazza Vittorio Emanuele II ORE 21.00

  • SABATO: FIRENZE presentazione DAMMI UN BACIO A FIRENZE sede estiva della libreria La Citè – Limonaia di Villa Strozzi, Via Pisana, 77 ORE 19,30

  • DOMENICA: BOLOGNA reading DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli libreria MODO INFOSHOP INTERNO 4 Via Mascarella, 24/b ORE 19,00

  • LUNEDI: FIANO ROMANO BorgoFestival ORE: dal tramonto in poi
  • MARTEDI: ROMA presentazione DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli SPAZIO MORGANA Largo dei Fiorentini, 3 ORE 19,30 Ospiti d’onore RICCARDO MANNELLI, MAKKOX, MAURO BIANI, ANTONIO SOFI

Veleno alla Feltrinelli

La soddisfazione di vedere un tuo libro alla Feltrinelli non ha prezzo, per tutto il resto chissenefrega.

E alla fine è arrivato anche il giorno di Veleno.

Ci ho messo quasi 48 ore per realizzare, per fare i conti con l’emozione, ma adesso voglio dirvi quali sono le dieci ragioni per cui sono insopportabilmente felice che sia uscito:

  1. Dopo anni che faceva resistenza passiva, sono riuscito a finirlo
  2. Nel finirlo ho saltato il fosso e ho fatto di una passione un mestiere e una ragione di vita
  3. Ho usato un genere senza permettere al genere di usare me
  4. Fa venire l’ansia a chi lo legge
  5. Alla fine ha mantenuto il titolo originale
  6. Permette ai personaggi di saperne quanto i lettori
  7. Ha una copertina che spacca
  8. Nessuno si aspetta che ne faccia un reading
  9. La casa editrice è molto più seria di me
  10. È un fottuto romanzo jazz

E in più lo legge della bella gente, tipo questa tizia qui che si dice sia ossigenata.

Veleno, delle volte è meglio morire

Chi va a Parigi, va a casa

Giorgio Caproni ha intitolato questo frammento “Assioma”, e l’ha scritto dopo avere visto Parigi per la prima volta a 70 anni. Non gli invidio tanto questo verso, perché sono troppo  impegnato a invidiargli quest’altro – citato dalla metà degli italiani che ho incontrato – dal titolo “Constatazione”:

Non c’ero mai stato
M’accorgo che c’ero nato

Parigi…

La prima cosa è la luce che rende il mondo più chiaro attraverso le vetrate della Gare de Lyon.
La seconda è scendere invece che uscire, come a Milano, ma qui non si scende soltanto di un piano –  a seconda delle direzioni, anche di un secolo: spostandomi da una linea all’altra ho sbagliato uscita e ho trovato il Nautilus che stava per cominciare l’immersione.
La terza è la totale assenza del desiderio di essere altrove.

Avrei detto che un luogo così non esiste, avrei detto che, se esiste, la gente che lo abita deve essere pessima, per pura compensazione. Invece no, sarà che mi è andata di culo, ma ho avuto dei vicini di casa molto, ma molto peggiori.

Poi finalmente Place d’Italie. E qui il talento umano si spreca. Non importa che sia alle porte il primo giorno d’estate, tutti salutavano con molta cortesia e si auguravano “Bon Novembre”, perché faceva un freddo cannibale, tranne quando pioveva.
Belle persone, soprattutto appassionate, spinte da qualcosa che va oltre la sopravvivenza. E tutte con un amore equamente distribuito tra la città che li ha conquistati e la patria lontana, perché da lontano il nostro sembra un paese di cui si può persino sentire la mancanza.
Non posso non ringraziare donna Flo e Andrea, perché un libraio è un missionario in territorio ostile, sempre; Jacqueline Zana-Victor, che organizza da dieci anni la Semaine Italienne du XIIIème; Irene Bordin, che fotografa la città con le parole; il sorriso di Michèle; e la solidarietà tutta italiana di Ester Garbujo che mi ha messo in contatto con Lorella Colla e, e , e… Posso tacere del mio amico Domenico che è venuto da Sanremo? O di Francesca che ha abbassato la sua media vip per un saluto? O di Veronica che ha lasciato a mezzo la costruzione di un grattacielo?
Potevo non sentirmi ancora più a casa?

Però, c’è un però.
Per una di quelle evenienze che noi, per far rima credo, chiamiamo coincidenze – a cui non credo quasi mai – subito dopo essere tornato in Italia ed essermi esibito al cospetto del gelo torrido del pubblico torinese, sono andato a presentare il libro a Dolo. Che poi sarebbe il paese nel quale sono cresciuto, almeno all’anagrafe e in altezza.

Avevo provato altre volte a tornarci, ma sempre per via istituzionale. Stavolta no: da una parte la generosa offerta di un amico a nome Sandro Dal Piano, dall’altra l’entusiasmo di alcuni ex compagni di scuola capeggiati dall’inesauribile freschezza di Elena Gaspari.
Una serata bellissima, affollata di affetti e di bei ricordi, di risate e di libri che non bastavano per tutti. Emozione pura.
Potevo non sentirmi a casa?

Di nuovo casa? Ma allora, mi son detto canticchiando, la casa dov’è?
E allora ho capito, credo.
Al contrario della tartaruga e del paguro bernardo, la casa me la porto dentro, l’ho interiorizzata, e si chiama scelta. Si chiama voglia di essere totalmente me stesso, di fare quello che autenticamente desidero. Senza mediazioni e senza sconti.
Se non avessi scelto contro ogni buon senso, non sarei mai andato a Parigi e non sarei probabilmente tornato a Dolo, perché non avrei avuto nulla da portare. E se anche l’avessi fatto non avrei potuto godere così pienamente di ogni nuovo incontro o della gioia di ritrovarsi.
Tutto sarebbe rimasto nella fantasia o nei ricordi.

È nell’autenticità di quello che siamo che c’è la casa più vera.

(E però… Parigi è sempre Parigi)

L’idea che Parigi esista veramente mi sconvolge.
Non mi faccio capace, come direbbe Montalbano, che la Ville Lumière sia anche un luogo geografico e non solo il centro della modernità da oltre un secolo.
Figurarsi poi se riesco a credere che proprio io sarò lì fra una settimana. E non a parlare ad alta voce di crimine organizzato, per compromettere l’immagine dell’Italia. Peggio. Vado a parlare dei miei libri.

Non c’è solo Parigi, questo no anzi, sono in programma due date a Torino, una a Dolo, a Firenze, a Bologna e a Rimini.
Altre sono in attesa di conferma. Però…

Lo so già, girerò per la città convinto di vedere i personaggi e gli Autori che hanno provato a dare punti di riferimento al disordine della mia fantasia, che hanno stoicamente tentato di puntellare la galleria pericolante della mia formazione. Quelli che non si sono perduti nemmeno precipitando nel buco nero della mia ignoranza.
Vedrò cani andalusi rotolarsi nel sangue dei poeti, capri espiatori e, a terra, note sparse sul cinematografo. Sentirò racconti morali e il calpestio di monelli che ne fanno 400 alla volta. A chiudere, una schiera di meravigliosi e coltissimi visionari, scortati verso l’immortalità dall’immagine del tempo e del movimento di Deleuze.

Vediamoci lì, amici parigini e non, ma non stupitevi se saluterò anche l’aria che vi sta intorno.

ps grazie all’amica Irene Bordin di Italiani a Parigi e a Florence e Andrea de La Libreria à Paris

Le Bolle Blu Edizioni

Copertina di Riccardo Mannelli

Ci metti tutto te stesso, poi ci metti anche quello che non hai o che non sapevi di avere e finalmente c’è, è lì, nelle tue mani: il tuo libro. Bellissimo.

Poi ti guardi intorno e capisci che c’è qualcosa che non va, una roba tipo una malattia deformante, un’invalidità improvvisa o un figlio. Gli amici sorridono e camminano all’indietro, i conoscenti se la danno a gambe e tutti gli altri pensano “eccone un altro… che due palle”. Hanno dipinto in faccia il terrore che tu chieda loro di leggerlo. Il tuo libro. Neanche fossero le diapositive del mare.

E tu pensi che non hai ancora cominciato a fare un centesimo di quello che ti proponi per promuoverlo, che a te prima, prima, interessava solo che loro leggessero, ma dopo, dopo, quando guardi la pila che sta sul tavolo, dei loro gusti, del loro essere lettori coatti, non importa un cazzo, che un libro fermo in magazzino non esiste ancora e tutto quello che chiedi è che se lo prendano, che lo facciano vivere nel mondo, possibilmente per regalarlo, così potrai continuare a frequentarli senza imbarazzanti non-detti tra voi.

Vi pare patetico? Allora aspettate giugno, quando esce anche il romanzo. Questo è solo l’inizio.

Dammi un bacio - il Libro

Acchiappatelo, prima che lui acchiappi voi…

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