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Oh piccolo comune balneare che guardi soddisfatto alla fine della bella stagione nonostante
la fuga dei turisti dalle tue escrementose pinete, la pochezza delle tue putride infrastrutture, la proverbiale cafonaggine dei tuoi concittadini e l’irritante supponenza dei tuoi turistici operatori,

piccolo comune balneare fiducioso,

ricorda e segnati quanto ti dico, affinché ogni traccia di speranza t’abbandoni, che il gelido inverno farà esplodere le tue fognature, che il gelo sarà spezzato solo da ripetute alluvioni, che le alluvioni ti saranno di sollievo solo per rallentare l’incendio che divorerà le tue pinete, che le mareggiate porteranno per chilometri e chilometri la casa comunale nell’entroterra e con essa la sede della tua lupesca polizia municipale in un florilegio di macerie e disperazione, così da essere immortalata dai tuoi indistruttibili autovelox nell’istante che precede la tua totale distruzione a causa di una terrificante tempesta di fulmini e da una eccezionale grandinata di meteoriti radioattivi.

ricordalo, piccolo comune balneare soddisfatto,
poiché solo allora, non un minuto prima
andrò a pagare la tua infame multa per chilometri orari 51
con la quale credi di risanare il tuo bilancio e scongiurare il commissariamento,

piccolo comune balneare dei miei coglioni

Venerdì 10 settembre alle 19.00 presento Veleno a La Libreria à Paris di Parigi. E questa è già una cosa, ma i favolosi Florence e Andrea hanno fatto di più, alla faccia dei cazzoni dei caffèletterari tirapacchi italiani.

Cosa? Per esempio:

Au mois de juin dernier, lors de la Semaine Italienne dans le 13ème arrondissement, l’ami Mauro Gasparini avait déjà fait une fugace apparition et une petite lecture-présentation très appréciée de son précédent opus “Dammi un bacio”. Quant à présenter l’animal… il fait ça très bien tout seul et nous le citons: né à Venise avant la fin de la République du même nom, a combattu contre l’assaut du Campanile de San Marco en avertissant les gardiens de la paix qu’un camion géant de la Playmobil était garé en double file. En 1896, il se diplôme en Histoire du Cinéma avec un mémoire de fin d’études prophétique “les Lumières ou l’art sans avenir”. Il a écrit quelques romans mais, les ayant longtemps gardés dans un tiroir dont il a perdu la clef, il a dû en écrire d’autres parce que cela l’ennuyait d’abîmer la commode. Heureusement, il garde ses rêves bien au chaud dans un autre tiroir. Fin de citation!
Veleno, Velluto et Liverani sont les héros de ce noir italien, irrévérencieux, déroutant, en un mot très inattendu!
Veleno est un protagoniste de polar dans toute sa splendeur: alcoolique, taciturne, barbu, incapable de relations humaines apaisées, empêtré bien malgré lui dans une affaire qui le dépasse totalement, et ô combien attachant.
Velluto est une magnifique femme fatale, fragile et arrogante, mais amoureuse : son amie Silvia a été sauvagement assassinée et le tueur est désormais lancé sur sa trace.
Le troisième personnage, Liverani est un commissaire au physique de suédois, mais la pipe est “à la Maigret”, fatigué comme il se doit. Ce trio en fuite entre Padoue, Dolo et enfin Cittadella (et les paysages de la région ont un rôle des plus importants dans la narration!) va affronter de sinistres et très mystérieuses forces. Veleno est un roman noir, drôle et désenchanté, bien ancré dans la réalité de ce début de XXIème siècle en Italie.
Editions Scritturapura

Et je ne me la devrais pas tirer moi?

Werther e Vera Felicità hanno tre figlie: Alba, Rugiada e Nuvola.
Se il martedì mattina sentite qualcosa che assomiglia al verso di mille rondini che risalgono un arcobaleno, non stupitevi, sono loro che ridono.
Non potrebbe che essere così il giorno della settimana in cui, finalmente, ricomincia la scuola.
Alle nove in punto una ventina di giovani di ogni età accorre senza fretta a prendere il proprio posto in classe; l’orario infatti prevede per prima cosa un intervallo. Breve però.
Alla scuola del Circo della Famiglia Felicità gli insegnanti sono rigorosamente volontari: nessuno può nemmeno pensare lontanamente di farlo come lavoro, insegnare è un privilegio. Tuttavia Werther Felicità insiste perché chi riversa nel proprio compito tanto entusiasmo accetti un compenso: li ripaga del tempo nel quale desiderano, immaginano e sognano per essere sempre all’altezza della propria vocazione.
Werther ogni mattina si piazza sulla porta del carro scuola e chi non entra con il suo miglior sorriso viene mandato a giocare o a passeggiare o a occuparsi di qualcosa di meno faticoso, finché non torna dell’umore adatto a una scuola. Soprattutto gli insegnanti.
Del resto insegnare alla scuola del Circo della Famiglia Felicità è una delle occupazioni più gratificanti del mondo, perché le materie che si insegnano sono quelle che fanno innamorare allo studio qualunque studente. Alba è la più portata per Numeri Immaginari, la materia preferita da tutti. La maggiore delle figlie di Werther e Vera riesce a contare fino a un fantameravigliosone. Rugiada invece, quella di mezzo, eccelle in Fisica Sentimentale, e già al primo anno riusciva a calcolare a mente l’energia sviluppata da un sorriso, dall’affetto e dall’amore. Nuvola, la piccola e volitiva Nuvola, si è rivelata bimba prodigio e, nonostante sia al primo anno, ha già completato per intero il suo programma quinquennale, ripreso ogni volta dall’inizio per riassaporare il piacere dell’intero corso di studi.
Tutto sa, Nuvola, tranne il contenuto dell’ultimo capitolo del libro dell’ultima materia dell’ultimo anno, mantenuto in programma per prudenza, ma che mai si è dovuto insegnare a chicchessia, nella scuola del Circo della Famiglia Felicità: come si calcola il peso specifico di una delusione.

Prima di partire pensavo che, dopo 5 giorni di presentazioni, avrei avuto un sacco di cose da dire in un post.

Non avevo calcolato che le emozioni legate al viaggio e agli incontri notevoli che ho fatto lungo la strada, si sarebbero incastonate in una sfera del tutto privata che avrebbe bisogno di uno spazio diverso nel quale diventare storia da narrare.

Così ho deciso di mantenermi all’essenziale dando spazio a qualche immagine che rende benissimo i momenti esaltanti e quelli nei quali tocchi con mano il tuo totale anonimato.

a sinistra Stefano Delmastro di Scritturapura

16 luglio, Finale Ligure, fa così caldo che nel b&b in collina anche le zanzariere sudano. Stefano Delmastro è stato un compare splendido, insieme abbiamo elaborato la teoria del Depressive Marketing. Veleno però ha retto la botta e si è fatto vendere alla grande.

Un plauso particolare al comune di Finale: della manifestazione non gliene fregava un cazzo. Si suppone sia stata patrocinata per agevolare un amico che noleggia gazebi. Bravissimi comunque i temerari de Las Vegas Edizioni che ce l’hanno fatta nonostante.

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Angela Castellano, LeBolleBlu

17 luglio, Firenze, Limonaia Strozzi. teoricamente era organizzato da una libreria, ma deve essere una del tipo Caffè Letterario a Roma: di quelle che usano i libri per vendere cocktail senza gli oneri dei bar. Angela ha speso per Dammi un bacio parole bellissime e io mi sono anche un po’ commosso; non quanto per i cantuccini col vin santo dell’immensa Mascia (vedi le sue foto), o davanti alla trippa del trippaio di Piazza della Passera, che è stata l’unica cosa più calda di una giornata assurdamente calda. Ma insomma, ho molto apprezzato. Bona. In senso trino.

a sinistra Fabiano De Micheli

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18 luglio, Bologna, Libreria Modo Infoshop Interno 4, felicemente corredata di veri librai all’interno. In scena il primo Dammi un Daparox con Fabiano De Micheli. Faceva così caldo che il microfono cantava da solo “Wanna be a calippo”. La birra rossa ha reso la presentazione un po’ impastata, ma in compenso tutto quello che vedevo mi sembrava bellissimo. Grazie Francesca.

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reading on the road

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dal reading all'improvvisazione

19 luglio, Fiano Romano, al BorgoFestival di Benedetto Tudino si recita per strada. I primi che ho acchiappato sono un autore Rai e sua moglie Patrizia. Dopo la lettura lui ha smesso. Poco tempo per il depressive marketing, perché i gruppi scendono dai vicoli ogni 5 minuti e desiòmastgoon. Consapevolmente la cena ha avuto due repliche complete, ma non è umano dover scegliere tra il salmone di Gabryella e l’amatriciana della trattoria…

Faceva talmente caldo che il libro mi scivolava dalle mani. Così sono andato d’improvvisazione. Paura, ma scariche di adrenalina e puro godimento.

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da sinistra: Fabiano De Micheli, Riccardo Mannelli e l'autore esordiente

20 luglio, Roma, Libreria Spazio Morgana. Non è solo una libreria, fa presentazioni, spettacoli, conferenze, corsi. Dentro ci sono due soci (Matteo e Corrado) appassionati. Dammi un Daparox ha confermato la bontà delle presentazioni in coppia. Parlare nello stesso spazio dove negli ultimi decenni si sono esibiti i più grandi jazzisti del mondo, non fa tanto effetto quanto sentire le cose che Riccardo Mannelli aveva da dire su Dammi un bacio. Non mi sono più lavato le orecchie da allora.

Dove ci vediamo? Quali città dovete evitare? (a seconda):

  • VENERDI: FINALE LIGURE presentazione VELENO Fiera Vento Letterario Piazza Vittorio Emanuele II ORE 21.00

  • SABATO: FIRENZE presentazione DAMMI UN BACIO A FIRENZE sede estiva della libreria La Citè – Limonaia di Villa Strozzi, Via Pisana, 77 ORE 19,30

  • DOMENICA: BOLOGNA reading DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli libreria MODO INFOSHOP INTERNO 4 Via Mascarella, 24/b ORE 19,00

  • LUNEDI: FIANO ROMANO BorgoFestival ORE: dal tramonto in poi
  • MARTEDI: ROMA presentazione DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli SPAZIO MORGANA Largo dei Fiorentini, 3 ORE 19,30 Ospiti d’onore RICCARDO MANNELLI, MAKKOX, MAURO BIANI, ANTONIO SOFI

Veleno alla Feltrinelli

La soddisfazione di vedere un tuo libro alla Feltrinelli non ha prezzo, per tutto il resto chissenefrega.

E alla fine è arrivato anche il giorno di Veleno.

Ci ho messo quasi 48 ore per realizzare, per fare i conti con l’emozione, ma adesso voglio dirvi quali sono le dieci ragioni per cui sono insopportabilmente felice che sia uscito:

  1. Dopo anni che faceva resistenza passiva, sono riuscito a finirlo
  2. Nel finirlo ho saltato il fosso e ho fatto di una passione un mestiere e una ragione di vita
  3. Ho usato un genere senza permettere al genere di usare me
  4. Fa venire l’ansia a chi lo legge
  5. Alla fine ha mantenuto il titolo originale
  6. Permette ai personaggi di saperne quanto i lettori
  7. Ha una copertina che spacca
  8. Nessuno si aspetta che ne faccia un reading
  9. La casa editrice è molto più seria di me
  10. È un fottuto romanzo jazz

E in più lo legge della bella gente, tipo questa tizia qui che si dice sia ossigenata.

Veleno, delle volte è meglio morire

Chi va a Parigi, va a casa

Giorgio Caproni ha intitolato questo frammento “Assioma”, e l’ha scritto dopo avere visto Parigi per la prima volta a 70 anni. Non gli invidio tanto questo verso, perché sono troppo  impegnato a invidiargli quest’altro – citato dalla metà degli italiani che ho incontrato – dal titolo “Constatazione”:

Non c’ero mai stato
M’accorgo che c’ero nato

Parigi…

La prima cosa è la luce che rende il mondo più chiaro attraverso le vetrate della Gare de Lyon.
La seconda è scendere invece che uscire, come a Milano, ma qui non si scende soltanto di un piano –  a seconda delle direzioni, anche di un secolo: spostandomi da una linea all’altra ho sbagliato uscita e ho trovato il Nautilus che stava per cominciare l’immersione.
La terza è la totale assenza del desiderio di essere altrove.

Avrei detto che un luogo così non esiste, avrei detto che, se esiste, la gente che lo abita deve essere pessima, per pura compensazione. Invece no, sarà che mi è andata di culo, ma ho avuto dei vicini di casa molto, ma molto peggiori.

Poi finalmente Place d’Italie. E qui il talento umano si spreca. Non importa che sia alle porte il primo giorno d’estate, tutti salutavano con molta cortesia e si auguravano “Bon Novembre”, perché faceva un freddo cannibale, tranne quando pioveva.
Belle persone, soprattutto appassionate, spinte da qualcosa che va oltre la sopravvivenza. E tutte con un amore equamente distribuito tra la città che li ha conquistati e la patria lontana, perché da lontano il nostro sembra un paese di cui si può persino sentire la mancanza.
Non posso non ringraziare donna Flo e Andrea, perché un libraio è un missionario in territorio ostile, sempre; Jacqueline Zana-Victor, che organizza da dieci anni la Semaine Italienne du XIIIème; Irene Bordin, che fotografa la città con le parole; il sorriso di Michèle; e la solidarietà tutta italiana di Ester Garbujo che mi ha messo in contatto con Lorella Colla e, e , e… Posso tacere del mio amico Domenico che è venuto da Sanremo? O di Francesca che ha abbassato la sua media vip per un saluto? O di Veronica che ha lasciato a mezzo la costruzione di un grattacielo?
Potevo non sentirmi ancora più a casa?

Però, c’è un però.
Per una di quelle evenienze che noi, per far rima credo, chiamiamo coincidenze – a cui non credo quasi mai – subito dopo essere tornato in Italia ed essermi esibito al cospetto del gelo torrido del pubblico torinese, sono andato a presentare il libro a Dolo. Che poi sarebbe il paese nel quale sono cresciuto, almeno all’anagrafe e in altezza.

Avevo provato altre volte a tornarci, ma sempre per via istituzionale. Stavolta no: da una parte la generosa offerta di un amico a nome Sandro Dal Piano, dall’altra l’entusiasmo di alcuni ex compagni di scuola capeggiati dall’inesauribile freschezza di Elena Gaspari.
Una serata bellissima, affollata di affetti e di bei ricordi, di risate e di libri che non bastavano per tutti. Emozione pura.
Potevo non sentirmi a casa?

Di nuovo casa? Ma allora, mi son detto canticchiando, la casa dov’è?
E allora ho capito, credo.
Al contrario della tartaruga e del paguro bernardo, la casa me la porto dentro, l’ho interiorizzata, e si chiama scelta. Si chiama voglia di essere totalmente me stesso, di fare quello che autenticamente desidero. Senza mediazioni e senza sconti.
Se non avessi scelto contro ogni buon senso, non sarei mai andato a Parigi e non sarei probabilmente tornato a Dolo, perché non avrei avuto nulla da portare. E se anche l’avessi fatto non avrei potuto godere così pienamente di ogni nuovo incontro o della gioia di ritrovarsi.
Tutto sarebbe rimasto nella fantasia o nei ricordi.

È nell’autenticità di quello che siamo che c’è la casa più vera.

(E però… Parigi è sempre Parigi)

L’idea che Parigi esista veramente mi sconvolge.
Non mi faccio capace, come direbbe Montalbano, che la Ville Lumière sia anche un luogo geografico e non solo il centro della modernità da oltre un secolo.
Figurarsi poi se riesco a credere che proprio io sarò lì fra una settimana. E non a parlare ad alta voce di crimine organizzato, per compromettere l’immagine dell’Italia. Peggio. Vado a parlare dei miei libri.

Non c’è solo Parigi, questo no anzi, sono in programma due date a Torino, una a Dolo, a Firenze, a Bologna e a Rimini.
Altre sono in attesa di conferma. Però…

Lo so già, girerò per la città convinto di vedere i personaggi e gli Autori che hanno provato a dare punti di riferimento al disordine della mia fantasia, che hanno stoicamente tentato di puntellare la galleria pericolante della mia formazione. Quelli che non si sono perduti nemmeno precipitando nel buco nero della mia ignoranza.
Vedrò cani andalusi rotolarsi nel sangue dei poeti, capri espiatori e, a terra, note sparse sul cinematografo. Sentirò racconti morali e il calpestio di monelli che ne fanno 400 alla volta. A chiudere, una schiera di meravigliosi e coltissimi visionari, scortati verso l’immortalità dall’immagine del tempo e del movimento di Deleuze.

Vediamoci lì, amici parigini e non, ma non stupitevi se saluterò anche l’aria che vi sta intorno.

ps grazie all’amica Irene Bordin di Italiani a Parigi e a Florence e Andrea de La Libreria à Paris

Le Bolle Blu Edizioni

Copertina di Riccardo Mannelli

Ci metti tutto te stesso, poi ci metti anche quello che non hai o che non sapevi di avere e finalmente c’è, è lì, nelle tue mani: il tuo libro. Bellissimo.

Poi ti guardi intorno e capisci che c’è qualcosa che non va, una roba tipo una malattia deformante, un’invalidità improvvisa o un figlio. Gli amici sorridono e camminano all’indietro, i conoscenti se la danno a gambe e tutti gli altri pensano “eccone un altro… che due palle”. Hanno dipinto in faccia il terrore che tu chieda loro di leggerlo. Il tuo libro. Neanche fossero le diapositive del mare.

E tu pensi che non hai ancora cominciato a fare un centesimo di quello che ti proponi per promuoverlo, che a te prima, prima, interessava solo che loro leggessero, ma dopo, dopo, quando guardi la pila che sta sul tavolo, dei loro gusti, del loro essere lettori coatti, non importa un cazzo, che un libro fermo in magazzino non esiste ancora e tutto quello che chiedi è che se lo prendano, che lo facciano vivere nel mondo, possibilmente per regalarlo, così potrai continuare a frequentarli senza imbarazzanti non-detti tra voi.

Vi pare patetico? Allora aspettate giugno, quando esce anche il romanzo. Questo è solo l’inizio.

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