Il lunedì, a qualunque latitudine, il Circo Felicità non lavora e si regala un giorno di mare.
Sembra bello detto così, e magico anche. Soprattutto quando il circo si trova in Svizzera o in Austria o in qualunque altra parte del continente che non abbia il mare a meno di qualche centinaio di chilometri.
Invece non vi è nessuna magia, ma una casuale scoperta fatta dall’uomo cactus una sera di dicembre, poco prima di Natale, quando riconobbe, tra gli spettatori che defluivano dal tendone dopo lo spettacolo, un suo caro e vecchio amico ammaestratore di storie, che da tempo non riusciva più a dare un senso alla propria esistenza. L’istinto dei due amici fu di buttarsi uno nelle braccia dell’altro dimenticando, dopo tanto tempo, le dolorose conseguenze di un gesto così naturale: subito dopo avere urlato di dolore, all’ammaestratore di storie si aprì un grande spacco in mezzo al petto, grande al punto che l’uomo cactus vi cadde dentro.
Seguirono minuti di silenzioso stupore, interrotti dal sibilo di un pallone bucato che uscì dal petto dell’ammaestratore svolazzando e dalle gioiose risate dell’uomo cactus che uscì bagnato come un riccio di mare appena pescato.
Fu così che tra una risata e l’altra – rideva molto mentre parlava, poiché prima di fidanzarsi con la donna callosa non era molto pratico di felicità – raccontò di avere trovato il mare dentro al suo vecchio amico.
Al Circo Felicità lo stupore è di casa, l’incredulità no. Il primo a lanciarsi fu l’uomo con la testa a missile, seguito dalla donna con tre gomiti e dal nano gambalunga. L’uomo cactus tornò abbracciato alla sua compagna e prima di gettarsi nuovamente nello spacco fece le presentazioni.
Per Werther Felicità ci volle del bello e del buono ma, con l’aiuto di sua moglie Vera e degli angeli acrobati, l’entrata nel petto dell’ammaestratore di storie riuscì.
L’uomo con il mare dentro il lunedì cerca di tenersi occupato con piccole faccende, almeno finché anche l’ultimo dei suoi nuovi amici non sia uscito dallo spacco che ha nel petto; non può né agitarsi e tantomeno assopirsi. L’unica volta che si è addormentato, il suo mare si è popolato di mostri e una volta che era molto scosso piovvero lacrime grosse come macigni, insieme a tristi maghi in sovrappeso. Ma questo è poca cosa al cospetto della sua ritrovata vocazione.
Gli angeli acrobati paiono quelli che dal mare interno hanno tratto più giovamento: quando si trovano fuori dal capanno che si trova sulla spiaggia assolata, si liberano delle loro vesti celesti e assumono nomi e sembianze evocative: si fanno infatti chiamare Jim, Jimi, Kurt, Janis e Jeff, indossano camicie sgargianti e cantano Surfin’ inside the man, cavalcando ondate di commozione altissime.
Così prende i bagni ogni settimana il Circo Felicità: prima il sole, poi l’acqua salata e infine l’invocazione all’uomo con il mare dentro perché regali loro una storia, una di quelle che fanno ridere e sorridere. E l’uomo con il mare dentro racconta, racconta perché prova piacere a domare il caos dei fatti che non sanno di essere racconti, ma lui non ride, anzi sovente soffre, ché l’acqua salata brucia il bordo della sua ferita.

