Avevo un cane che mi amava di un amore devoto, profondo e totale.
Ogni volta che ero seduto a tavola, il mio cane aspettava che mi cadesse qualcosa di bocca per mangiarlo come fosse stato ambrosia; perfino se in giardino, dopo cena, sputavo sull’erba la mia tosse grassa di fumatore, lui correva a leccarla con amore canino.
Il padrone, per un cane, è Dio. Non c’è niente da dire.
Poi un giorno ho cominciato a sentire che dovevo liberarmi di cose che mi stavano sul gozzo, e tra il lusco e il brusco ho sputato il rospo.
Il mio cane, che mi amava come fossi stato Dio, è corso a leccare anche il rospo, quello si è trasformato in principe e adesso il mio cane ha un nuovo padrone.
Ho sentito che sognano di andare a Sanremo.
Sputare il rospo
23 febbraio 2010 di maurogasparini


una prosa così succinta e lieve che sembra poesia liberata da qualsiasi obbligo di metrica.