La Règle du Roman
Quando finalmente il pubblico è sorridente e ben disposto, Werther Felicità fa il suo ingresso trionfale al centro della pista spalancando i cuori, in un tripudio di applausi che quasi sempre ammutoliscono l’orchestra.
Alto, corpulento, debordante nel suo frac turchino, intrattiene gli spettatori svelando loro le ansie, le paure e le gioie degli artisti che stanno per esibirsi, finché si stabilisce tra i presenti un unico sentire che dilata i sensi e sviluppa un’energia compatta che dona a ciascuno l’infinito sollievo e l’immensa soddisfazione del risultato raggiunto.
Uomo meraviglioso, Werther Felicità, solido di un passato che chiede soltanto di essere raccontato e di un presente pieno e felice, scandito dai suoi do di petto, dai lunghi viaggi, dagli spettacoli di giro, dalle sonore risate e dalla lettura di infiniti romanzi.
La lettura di romanzi, che Werther Felicità chiama confidenzialmente libri, rappresenta la vera e unica “regola” del circo Felicità: nessuno viene lasciato indietro, tantomeno quando si tratta di far crescere lo spirito. Poiché lo spirito non può crescere senza una totale condivisione, non si comincia un libro nuovo finché tutti – dal più celebrato degli artisti all’ultimo dei lavoranti- non hanno finito quello vecchio. Ancora però non basta, perché anche i cavalli devono sentire la storia: così fanno a turno a leggergliela ad alta voce prima di passare al libro successivo.
Accadde un giorno che l’uomo con la testa a missile e il nano gambalunga non fossero d’accordo sul senso da dare a un pensiero espresso nel romanzo Amicizia e lealtà, intorno alla frase “si fa così presto a giudicare che non c’è bisogno di capire” abbiano cominciato a discutere molto animatamente; Werther Felicità convocò una riunione serale urgente subito dopo lo spettacolo. Non lasciava mai che il rancore avvelenasse l’aria dell’intera troupe.
Tutti concordarono sul fatto che l’interpretazione corretta fosse quella del nano gambalunga, e subito dopo guardarono a Werther Felicità perché sancisse con una sentenza ovvia e scontata il vincitore della disputa.
Poiché l’uomo con la testa a missile, disse Werther Felicità, non è ancora convinto delle ragioni del nano gambalunga e poiché le convinzioni della maggioranza non sono più vere solo perché più condivise, stabilisco che il nostro prossimo viaggio preveda una deviazione fino a Parigi per andare tutti dallo scrittore, fortunatamente ancora vivente, e apprendere dalla sua voce la verità.
Parigi tuttavia è lontana, anche per un circo in eterno movimento come il Circo della famiglia Felicità, così fu chiamato l’uomo onniglotta. Costui si mise al lavoro il giorno successivo, usò tutti gli idiomi necessari e in poche ore organizzò il volo più singolare che si sia mai visto: libellule, merli, passeri, api, farfalle, cinciarelle, pettirossi, coccinelle e quattro splendide cicogne sollevarono uomini, carri e cavalli e puntarono lievemente verso nord.
Così fu fatto e in capo a due mesi il circo intero attraversò l’Arc de Triomphe per poi accamparsi in Place Pigalle.
L’autore, un signore minuto, smarrito in un pesante paletot e protetto da occhiali molto spessi, ascoltò attentamente i termini della questione mantenendo accesa una grossa pipa a cui sembrava aggrappato. Quando i due contendenti ebbero finito di esporre le loro diverse interpretazioni, lo scrittore se ne stette a lungo in silenzio, poi si alzò in piedi – forse per dare più importanza alle sue parole – e disse di non avere mai considerato la questione in quei termini, che non immaginava ci fosse qualcosa di così elevato nella sua scrittura e che forse, messa sotto quella nuova luce, avrebbe potuto trasformarla in un’arte, perfino. Quindi si mosse quasi con un balzo e s’incamminò verso casa borbottando qualcosa a proposito degli insospettati sviluppi che aveva assunto quello che gli pareva un mestiere tutto sommato noioso e ripetitivo.
Da quel giorno fu stabilito che tutte le opinioni, purché motivate e sentimentalmente sostenute, fossero da considerarsi valide, così che le discussioni divennero più serene e le deviazioni furono fatte solo per andare a trovare scrittori già morti, giusto per portare un fiore sulla loro tomba, lasciando i viventi a maturare le loro convinzioni.


Un altro F (che forse sa poco di Felicità, ma di certo ne ha letto
) direbbe che è proprio vero che “chi legge sa più di chi scrive”. E chi parla, condividendo ciò che sa, ne sa ancora di più.
L’uomo onniglotta, poi, sa mettere a frutto il suo sapere