Prima dello spettacolo
Le ore che precedono uno spettacolo sono delicate come in qualunque altro circo del mondo e il laborioso silenzio degli attrezzisti è denso come un tuffo nel caramello.
L’unico a comportarsi come sempre è il fondatore e direttore del Circo Felicità, Signor Werther Felicità, fine conoscitore di pubblico ed eccellente cantante d’opera che scandisce l’allestimento del grande tendone con una serie di do di petto. Per i lavoranti quelle note poderose sono la garanzia che stanno procedendo nei tempi previsti, almeno finché non cominciano a diventare troppo ravvicinate; per gli artisti invece funziona da rasserenante istantaneo, poiché tutti ricordano ancora di quando con la sola voce Werther Felicità contrastò la forza di un uragano e fece precipitare al suolo in mille pezzi qualche ettaro di cielo poco prima che l’intero circo e tutta la sua gioiosa umanità fosse risucchiata dal vortice; e ricordano anche come l’onda d’urto della lunga nota emessa si fosse propagata per mare e per terra facendo vibrare le navi come diapason, staccando dalle palme africane cocchi per nativi pigramente stesi al sole, mentre la marea montante lambiva i loro piedi affaticati e depositava una pesca quasi miracolosa per saziare anche i poveri del villaggio, piegava il grano americano disegnando sul terreno grandissimi sorrisi fino a giungere, come l’eco dell’origine del mondo, nel cuore dell’Asia e incoraggiando, con l’ultimo soffio, una farfalla a un pigro battito d’ali.
Dieci minuti prima dell’inizio dello spettacolo, Werther Felicità raduna tutti gli artisti e li invita a ringraziare i colleghi montatori, che tanto si sono prodigati per rinnovare il privilegio di praticare in forma di lavoro il piacere che costituisce la loro vocazione.
Fatto questo, inguainato nel suo vistoso frac turchino, va a sbirciare dal sipario l’umore di fondo della platea e quasi sempre – al nord la gente cena spesso a polenta e musi lunghi – si fa precedere dall’uomo cactus, nel suo ruolo accessorio di lanciatore di sorrisi, per garantire alla compagnia una serata degna di essere goduta.
Lanciare sorrisi è un esercizio di grande precisione e consiste nel centrare gli spettatori per liberarli dalle legature che trattengono la loro felicità. Il suo compito è mille volte più difficile di quello di qualunque altro lanciatore – dice spesso Werther Felicità mentre si accarezza il pancione florido – poiché al lanciatore di coltelli è richiesto di sbagliare il bersaglio, mirando agli infiniti punti che gli stanno intorno, mentre il lanciatore di sorrisi ha un solo punto valido a sortire lo scopo. E ride, Werther Felicità, arricciandosi le punte dei baffoni stile impero, e di solito racconta compiaciuto di quella volta che, durante le prove, un attrezzista venne colpito accidentalmente (pare si fosse spostato appena per non pestare una formica), e fu scambiato a lungo per un cinese da quanto gli ridevano gli occhi.


Ma che meraviglia, quest’uomo cactus!
Colpisce anche a distanza, attraverso lo schermo.