Felicità è un nome d’arte, di più, un manifesto programmatico, una dichiarazione d’intenti, una promessa mantenuta.
Il Circo Felicità viaggia leggero, non usa gli animali, ma a ogni sosta sfama con piacere gatti denutriti, cani randagi, roditori con l’artrite e ogni tipo d’uccello che si adatti a becchettare briciole e bacche di sambuco.
È un circo di persone, ma anche di creature più che magiche: accanto alla donna con tre gomiti, al nano gambalunga e all’uomo con la testa a missile, c’è, solo per dirne una, il numero degli angeli acrobati. Costoro, colorati e lievi fantasisti, si aggregano alla compagnia quando per errore vengono assegnati a un ateo con regolare permesso.
Anche la presenza in pista dell’uomo cactus, contrariamente a quanto speravano i proprietari del circo, è stata per alcuni anni saltuaria poiché le spine gli spuntano solo quando è molto innamorato, cosa che purtroppo al dunque si rivela di problematica gestione, considerato che l’arbusto più spinoso è anche quello più indispensabile alle notti d’amore. Fortunatamente al Circo Felicità nessuno viene lasciato a se stesso: dopo lunghe ricerche è stata scritturata nella compagnia la costosissima attrazione della donna callosa. Gente coraggiosa i Felicità, perché la donna callosa bisogna pagarla con mille baci al giorno: ad oggi, tuttavia, l’uomo cactus – che è anche tesoriere e abile lanciatore di sorrisi – non ha saltato un solo pagamento.
La famiglia Felicità va sempre piuttosto piano, piano quanto può consentirlo il passo dei suoi cavalli che procedono – per procedere procedono, bisogna riconoscerglielo – aggiogati al contrario perché temono la solitudine; hanno il bisogno di non perdere di vista il cocchiere, che della strada ne sa più e meglio di loro. Strane bestie, possenti e riservate, sbirciano di tanto in tanto il gran panorama che si lasciano di fronte se il guidatore tenta di fissarle negli occhi.
E viaggiano, viaggiano molto, si direbbe che chi organizza la loro turnè sia un po’ tocco, non c’è mai una piazza che disti dalla precedente meno di mille chilometri, cosìcché il circo è sempre in movimento per strade poco battute, in modo da evitare i pericoli e amplificare il piacere dell’andare.
Eppure il circo Felicità non corre il rischio di annoiarsi: ogni sera un villaggio, ogni villaggio una piazza, ogni piazza una festa, un brindisi, qualche numero e molti abbracci. E gratitudine, quella in quantità smoderata, perché al Circo della famiglia Felicità ogni sorriso strappato alla solitudine, ogni risata rubata alla tristezza, ogni passo di danza soffiato alla pigrizia, rendono lieve la vita degli artisti più di mille spettacoli con pubblico pagante.
Così è la vita del Circo Felicità, leggera fino a tarda notte, piena anche dopo che è sceso il silenzio e si sono spenti i lumi, indisturbata da quel momento in poi, sui carri coperti da teloni color dell’alba.
(continua, forse)


per gli dei
Ti scrivo immediatamente
F
Bello
il “circo fantasia” nel penultimo paragrafo è un refuso o mi sono perso qualcosa?
Continualo
Grazie Chewzer, il refuso è tale, non ti sei perso niente.
Quanto a continuare, ne provo un’altra e vediamo se tiene.
@F anche per lei Felicità è un nome d’arte?
I miei zii hanno un circo, potrebbe essere lo stesso? http://chewzer.com/2008/08/contorsionisti/
Continua, certo (baro, perché ho visto di là. Ma anche no, perché dove s’è mai vista una Felicità – foss’anche un circo – che si ferma alla prima sosta?)
Ogni volta che torno è una diversa emozione, Mauro.
(corro a leggere il “prima dello spettacolo”)
non commento di là, perché per ora non lo faccio con nessun racconto, ma volevo dirti che stamattina, leggendo di questo circo mi hai regalato un’istante di pura felicità.
grazie!
elena
e uno di pura ignoranza me lo sono regalato io! (vabbè quell’apostrofo è inguardabile ma è proprio scappato di mano!)
e adesso tu a me, grazie