La mattina dopo che Francesca gli aveva sparato, Enzo tornò in cucina a vedere dove si fosse piantata la pallottola.
Era stato un modo brutale da parte sua di mettere fine alla loro storia, ma Enzo sapeva che Francesca lo aveva fatto per esasperazione, non per odio, per la stanchezza di non venire mai ascoltata. E poi da quella distanza lo aveva mancato di proposito, non poteva essere altrimenti, nessuno sbaglia da due metri.
Enzo trovò il buco nel muro di fianco al frigorifero.
Si sentì un miracolato: rispetto a dove si trovava era stata davvero una questione di centimetri.
Dal buco filtrava luce. Enzo ci guardò dentro incuriosito. Il suo sguardo mise a fuoco un bicchiere di vino. Qualcuno sollevò il bicchiere, poi lo riappoggiò svuotato. Attraverso il bicchiere lo sguardo riuscì a correre su campi di ortiche, fiumi, colline, nuvole, stelle e molti soli: ogni cosa disposta lungo un percorso rettilineo perfetto. Alla fine di tutto quello spazio una scritta: sei morto.
Il buco
6 gennaio 2010 di maurogasparini


se posso permettermi un’osservazione, rileggendolo ho trovato le due penultime righe, insomma il penultimo periodo, un po’ breve per cotanto finale geniale.
che dici?