Volevo farti ridere, mi bastava; non sedurti, non prenderti sul tavolo di cucina come quando il postino suona due volte, solo ridere. Perché sapevo che se ridi è il mondo che ride con te e se anche non ride vuol dire che non ha capito la battuta.
Però non ridevi mai e io me ne disperavo senza speranza.
Poi ho smesso e ti ho detto che mi arrendevo, che me ne sarei fatto una ragione.
E tu hai riso.
E io non ci potevo credere.
Lo fai ancora. Da allora lo fai sempre.
Tu ridi, ridi di cuore alle cose che dico, inutile spiegarti che sto parlando seriamente, tu ridi.
Ridi se mi siedo, ridi se mi alzo di scatto, ridi se mi metto le mani nei capelli per la disperazione: tu ridi.
E se mangio? Mi trovi buffo.
Se bevo? Un commediante, soffochi addirittura.
Non posso più fare nulla in tua presenza perché esplodi letteralmente in risate che in casa spaventano i vicini e per strada fanno scappare i bambini.
Perfino la caviglia che mi sono slogato l’altra sera è stata l’occasione per ridere finché sono stato io a dover soccorrere te (sei caduta dalla sedia e hai dato una gran craniata sul pavimento); non avevo mai visto nessuno piangere e ridere nello stesso momento, non pensavo nemmeno fosse possibile.
E adesso ridi, ridi del mio piede fasciato, della mia zoppia, delle mie smorfie sofferenti: fai la metà delle cose che riuscivi a fare prima, ma anche di meno, ridere ti toglie le forze.
Potrebbe sembrare una situazione insopportabile, ma non è così, perché poi penso che quella tua risata assomiglia a certe forme d’amore malato.
E allora continua così, finché ridi fai più fatica a prendere la mira.
Volevo farti ridere
4 aprile 2009 di maurogasparini


bentornato
bellissimo post, sono scoppiato a ridere leggendolo!
Anche io ti trovo insopportabilmente ridicolo…..
Un caro abbraccio da quelli dell’Anas
Incessante ed inquietante questa ridarola, almeno evita un eterno riposo!
solo un saluto e tanti auguri.
il resto a voce.