Ti domandi dove sono andato a finire io che dicevo di amarti tanto e di volerti con ogni ormone e invece io che lo so dove mi trovo con tutto che ti amo e ti voglio al punto da sentirmi male anche solo se ti penso perché il desiderio diventa urgenza indifferibile come una fame che non arriva mai al colmo dello stomaco mi domando soltanto perché tutta la fottuta energia dell’universo si conserva e la mia va a finire sempre in merda senza nemmeno la soddisfazione di spalmarmi sulle suole di chi mi vuole male e gode nel sapermi chiuso in questi tre metri quadri a camminare avanti e indietro come il lupo che ho visto una volta che fissava una vecchia e sua nipote con lo sguardo di chi sa che potrebbe essere il suo ultimo pasto e non un semplice spuntino per tirare sera che poi qui è terribile quando viene sera e dal fondo del corridoio si spengono le luci una dopo l’altra e sembra che da lontano un mostro ancora più affamato venga a inghiottirmi tutto intero come una balena nel bel mezzo di una tempesta ventricolare come capita ogni volta che ti penso e ripasso la sagoma della tua pelle che dai piedi ti avvolge con quella precisione morbida che ha la pelle dei corpi sani quando l’annusi l’assaggi e la tocchi o ci scivoli sopra e non ti ci puoi più separare nemmeno quando sei lontano per davvero perché ogni pensiero si fa materia negli occhi nel respiro e dalla testa ai piedi che quell’urgenza indifferibile diventa una dottrina della liberazione e la liberazione non è una cosa che ti puoi mettere a contrattarla come fosse un capriccio che invece è imperativo che ti domina e impone di fare delle scelte anche impopolari soprattutto se in quel momento al tuo finestrino si affaccia per davvero il popolo ma non uno qualsiasi consapevole delle proprie debolezze ma quello delle pie donne che esce dalla messa fresco della propria santità e crede ma anche spera per come la vedo io che il gesto dell’improrogabile soddisfazione sia per loro con tutto che non c’è un uomo che le pensi né urgenza da una vita e così quando si affacciano proprio quando ero già oltre il punto di non ritorno alcune hanno fatto un salto indietro salvate dallo sparo dalla trasparenza del vetro.
Una forza che mi spacca
8 dicembre 2008 di maurogasparini
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epperò, tutto considerato sembri parecchio in forma..
lascia senza fiato
Rischio di sembrar ripetitiva, se applaudo?
prendo respiro ..e dico …BRAVO!
ricordami di portare un tappeto rosso al prossimo raduno che devo stenderlo prima che passi
Ricordami di portare un paio di bottiglie di prosecco al prossimo raduno, che se scrivi così da lucido, figuriamoci quando ti riduci ad un etilopede
[con imm. risp. parl, di graz., sappiam. tutt. che bev. già fin dal matt....]
ricordami di abbracciarti forte al prossimo raduno, che non saprò cos’altro dirti.
Mauro-elenco di cose da portare al prossimo raduno:
- tappeto rosso: cellò
- paio di bottiglie di prosecco: cellò
- abbraccione forte: cellò