Te lo volevo scrivere perché a dirtelo di persona mi veniva male se non che a dirtelo di persona avrei dovuto farmi uscire parole che mi svengono nella gola e mi scivolano braccio braccio fino alle dita tanto che se non le scrivo resto tutta la notte come un mago pasticcione con una magia inceppata o come quando mando giù le uova sode intere per la fretta e lo stomaco pitoneggia per delle ore tante ore mastelli pieni di ore tutte buttate lì a macerare sopra alle ore che ho speso a dirti che ti sento ancora vicina anche se vicina tu a me ormai non t’immagino più nonostante lo siamo stati molto più delle parole che ci siamo detti e che adesso nei mastelli legano le ore come fa l’uovo nell’impasto e dà allo spreco una consistenza di un tutt’uno di vita vera slogata più che di episodio sfortunato perché che noi si sia stati vicini non si può negare né tantomeno annegare nei mastelli se penso che ti ho sentita tanto vicina da essermi quasi prossima confinante e ventura allo stesso tempo che a considerarlo sprecato non si può perché mi eri così vicina che non riuscivo nemmeno a baciarti o a vederti le tette da tanto eri vicina e i miei peli rischiavano di entrare nei tuoi pori e mettere altre radici che ci avrebbero avvinti talmente che l’edera si sarebbe sentita una qualunque gramigna senza carattere e senza determinazione e deve essere andata proprio così perché solo l’infinita pressione della nostra vicinanza che riusciva a spaccare i granelli della polvere che si era arrischiata a infilarsi tra di noi sommata al tempo pesante buttato nei mastelli arrossati di parole ha schiacciato i nostri cuori fino a farne due pezzi di carbone
Lo so lo sento un po’ mi pensi giusto il tempo per dirmi col pensiero che me lo sono meritato di soffrire e che il male fatto è reso per poi dispiacerti del mio dolore per la tua indifferenza ma non farlo era scritto c’è chi vive e chi parla e io il mio pezzo di carbone me lo sono strappato dal petto e con quello scrivo altre storie molte altre storie che mi son vicine quasi prossime.
Così vicina quasi prossima
2 dicembre 2008 di maurogasparini

davvero un bel pezzo, emozionante. da leggere tutto d’un fiato per non perder il ritmo .
“spaccare i granelli di polvere”…
non sono io che sono noiosa, sei tu che mi obblighi a scriver sempre le stesse cose.
BRAVO! BRAVO! BRAVO!
domanda: “non avevo capito niente” di Diego De Silva. L’hai letto?
meraviglia
parole che svengono nella gola…
essermi quasi prossima confinante e ventura..
ma come fai?!?
come fai!!!
(ci ho i penotti ci ho!)
@sid, non è che mi annoi, anzi!
Non credo di conoscere De Silva, ma me lo procuro sicuramente
@marcella, fatacarabina, grazie grazie
Un’inarrestabile piena di emozioni. Ecco cosa sei.
già. così vicina che più che vederla si poteva solo annusare
(Però ha ragione, il tipo, che certe cose più che dirle si può solo scriverle. E in quel caso, meglio il carbone che il sangue)
che dire? ..sono senza fiato
Bellissimo
A Ma’, il tuo scrivere è claustrofobico, l’assenza di punteggiatura mi manda in ipossia, io che di punteggiatura ne metto fin troppa. Forse è per questo che mi piacciono questi tagli al sangue
. Complimuschio.