No, no. Non voglio una risposta adesso, ma prima o poi dovremo parlarne. Ho fatto affidamento su di te anche quando non c’eri perché sapevo che ci saremmo ritrovati, così intanto usavo il vuoto della tua presenza come un segnaposto nel cuore, uno spazio dove la mia fantasia riusciva a riprodurti come se. Fabrizio dice che in realtà sono solo troppo attaccato alla mia sofferenza, ma si sbaglia. Il compito di farmi soffrire l’avevo affidato solo a te, un appalto in esclusiva, il timone a cavatappi che riusciva a tenere costante la rotta abissale della mia mediocre follia.
Se l’anima ha corpo, in questi anni ho sfiancato quel corpo inseguendoti.
Ovunque.
Alla fine ne ho fatto un corpo allenato, affamato di nuova fatica.
Ogni volta un fallimento nuovo, un nuovo schiaffo tanto più gustoso perché atteso e preparato con maniacale voluttà.
Anni a tarare un meccanismo divenuto quasi perfetto.
Poi… boh, come sia successo non l’ho ancora capito.
Ma come ti è saltato in mente di tornare a casa e dirmi che non mi lascerai mai più?
Non si butta via così un grande amore.
p.s. ci si rivede il 25, salvo sporadici passaggi


Eh, come farà(ai)… si(ti) abituerà(ai).
)
Ci si abitua a tutto, alla fine.
(e poi, di rassicurante c’è che “mai” è, appunto, una parola. C’è sempre una speranza, a questo mondo…
è fiction, non ci si abitua mai…
Voglio un segnaposto del cuore e un timone a cavatappi, per Natale. E un amore che mi sconcerta, anche. Voglio troppo, mi sa. Per questo esiste la fiction…
ciao mauro
Sei sorprendente
una vera sorpresa…