Questa sera il tramonto è così bello che me lo godo in piazza, seduto sul muretto davanti alla chiesa. Tra poco il parroco chiuderà il portone e per venti minuti non ci sarà in giro nessuno. Qui chi cena a casa cena presto. Poi ricomincerà il via vai delle macchine che vanno a bere il caffé, l’amaro, che vanno a prendere il gelato… ma prima, per venti minuti, il palcoscenico sarà tutto per le rondini che salutano il sole.
È magia: il cielo diventa un florilegio di creature gioiose che danno un senso a tutto lo spazio che ci separa da Dio. Godere in silenzio di questo spettacolo è la mia personale liturgia, il mio atto di fede. Se può esistere tanta grazia, può ben esistere dell’altro.
Non è solo per il picchiettare dei tacchi a spillo sull’asfalto, a violare il momento sacro è soprattutto quel rumore dei talloni nudi che si appiccicano e si staccano dalla ciabatta, quel cik ciak che mi fa pensare ad uno sterminio di lumache senza guscio… e poi c’è il piglio polemico del passo, quel ritmo che annuncia uno sfogo imminente.
Distolgo lo sguardo dalle rondini e vedo la donna-locomotiva proprio come l’avevo percepita: imponente, ancora bella, le gambe a stantuffo in perfetta efficienza mortificate da calzature a passo corto che la obbligano a camminare come la geisha più alta del mondo. Tutto il resto è vaporoso, o gonfio: capelli vaporosi, camicetta vaporosa, minigonna vaporosa. Il ritratto della vendetta della commessa che le ha rifilato gli abiti peggiori perché sembrino gonfi. Tutta invidia.
E dove va questa profanatrice di liturgie? In chiesa? All’ora della chiusura? Ma avranno già chiuso la connessione! Niente. È entrata… la seguo.
Si lancia dritta nel confessionale, in giro non vedo anima viva, entro anch’io, ma dalla parte dell’arbitro, quella dove si ascolta.
Lei non dubita, sbuffa ed esplode. La premessa è lunga. Tratta di pizze. Sembra che ogni fine anno scolastico le scolaresche vadano a mangiare la pizza con la rispettiva maestra. Per quanto una pizza sia semplice da mangiare, pare che organizzarla per tutta la classe sia un affare di stato. Il giorno che va bene a tutti non si trova, quando si trova le maestre non possono, quando possono non vogliono perché il venerdì no, il sabato peggio e la domenica è peccato. Poi va bene a tutti ma non è giusto che siano sempre le stesse a prenotare che l’anno scorso sono rimaste due pizze da pagare e sarebbe quasi meglio che la ordinassimo tutti per asporto e ognuno la mangia a casa sua con il patto che la ordiniamo tutti la stessa sera e via e via e via… E non è possibile che ogni anno mio marito s’inventi una riunione proprio quella sera (che tanto dice che le pizzate sono noiose) e col bambino ci devo andare sempre io, e che poi la riunione finisce sempre tardi che non lo sento nemmeno tornare. Che lo sapevo che era una fandonia, ma non mi sarei mai immaginata di trovarmelo nello stesso locale dentro una saletta riservata con una ******* di venticinque anni. ‘Sto porco.
«Immagino che choc per il bambino» mi scappa detto.
«Nooo, il bambino era in pizzeria con mia sorella, sono noiose le pizzate sa?»
«Allora anche lei…»
«Sì… padre»
«Dev’essere stato imbarazzante»
«Più per mio cognato che per me…»
«Come?»
«Sì, tra fratelli si volevano bene…»


……certo che a fare il prete se ne scoprono di cose eh!!!
ma forse era meglio guardare le rondini…….
chi ti tira fuori da sto pasticcio……
ah….voglio sentire come va a finire…se ti scoprono so c…i
ogni bene
Ma nella borsetta aveva un chilo di C4?
***
finale folgorante…tra fratelli si volevano bene. chapeau!
Con-fratelli?
Ho barrato la casella giusta ;]
[...] Leggi il racconto mentre ascolti [...]