Ariel era innamorata fradicia.
Come una novella Sissi il popolo la voleva più felice di quanto fosse in realtà, ma si sa che il popolo è incline a sguazzare nell’acqua bassa del gossip e, in tempo di pace, a ritenere sempre che piova sul bagnato.
Ariel per amore del popolo lasciava dire e taceva, limitandosi a salutare con la mano. Da lontano pareva che annaffiasse i fiori sul balcone mentre aspettava trepidante che arrivasse il giorno delle nozze.
Credo di essere stato allora l’unico testimone capace di misurare tutta l’angoscia con cui viveva la sua tristissima situazione, dissimulata certo, immersa nella dignità, sia, ma pur sempre consapevole di essere finita sotto la linea di galleggiamento. Non me ne stupii, perché ciò che al popolo pareva facile come bere un bicchier d’acqua, le costava un mare di fatica. Oh certo, la magia dell’amore le aveva concesso il dono di respirare fuori dal suo elemento, ma questo fu tutto! Non una goccia in più! Riuscite ad immaginarla incedere al fianco del suo sposo, di bianco velata, tra due ali di notabili e dame di corte, seguita da paggi reggistrascico imbarazzati, arrancare col passo dell’otaria fino alla Carrozza Reale? Credete sia stato facile scolare l’amaro calice del dover reggere il bouquet tra i denti? Percepite il supplizio di strisciare sui gradini cosparsi di riso aguzzo? Avrebbe sopportato tutto, per amore.
Tutto, ve l’ho detto, era zuppa d’amore.
Eppure quella sera stessa sparì, lasciandosi inghiottire dagli abissi.
Tutto per amore avrebbe sopportato quel giorno, per quello che era certamente il sogno di ogni fanciulla del regno, ma la cena di pesce no!
fine


[...] Leggi il racconto mentre ascolti [...]
… a rimanere troppo immersi nella dignità può anche capitare di affogare.
abbracci di rigore, ma senza trasformazione.