«Amatissima Julie,
Spero che questa mia sia presto tra le tue candide mani nonostante la via tortuosa che dovrà seguire per raggiungerti. All’alba il boia mi aspetta e so per certo che ho esaurito ogni possibile rinvio. E sia, che sezionino pure il mio corpo, che lo diano in pasto a corvi e lupi, più rumore farà la mia testa nel canestro del carnefice e più lontano nel tempo arriverà il riverbero del male che ho cercato di contenere per tutti questi anni.
Si sono ostinati a non capire, hanno compiuto ogni sforzo possibile per sottacere la più evidente delle verità: io sono ciascuno di voi. Abito nella vostra mente come nei miei panni mortali abito il mio sterminato palazzo, e conservo il mio lato peggiore – pur tuttavia necessario – per i vostri sogni e le vostre paure; non solo, ma tengo chiusa a chiave la camera oscura dei miei segreti, chiedendo null’altro che il rispetto per il divieto che vi ho imposto. Perché si stupiscono se chi, violando i sigilli della stanza proibita, muore all’istante per eccesso d’orrore? Dove credevano fosse fuggito il predatore spietato che vi abitava prima che imparaste ad articolare un piano per fingere di averlo domato? Ho provato, implorato, minacciato: vanamente.
Dimmi, mia adorata ultima moglie, che cosa ho lasciato d’intentato per convincerli che non si uccidono i miti? Non hanno forse avuto modo di sezionare la mia barba color della notte? Non hanno rabbrividito abbastanza nel constatare che essa continua a crescere ininterrottamente anche dopo che mi è stata tagliata? Eppure a che cosa si sono risolti? A bruciarla pur di non dover credere. Concediamoglielo, era la prima magia alla quale assistevano, ma che cosa possono eccepire sulla natura magica della chiave? Come possono ignorare che, da quando essa è stata esibita come prova, non ha mai smesso di sanguinare? Come possono continuare a dormire il sonno del giusto, dopo che nemmeno il fuoco ha intaccato la sua minuta e lineare struttura? Pensano forse che io sia capace di un così grande miracolo? Stolti. Ero il custode, non il fabbro.
Ti lascio Julie, ma non temere, tu non mi perderai mai. Sentirai più spesso il mio nome sulle labbra balbettanti dei bambini, anche se per loro sarò semplicemente l’uomo nero. Tuttavia, ciò che mancherà loro in dizione lo guadagneranno in consapevolezza e sapranno riconoscermi prima e meglio di chi ha creduto di cancellarmi dall’uomo spalancando la porta della stanza proibita.
A costoro non sarò così palese, ma regnerò sui loro istinti tormentandone i desideri, violentandone le passioni, nutrendomi di ogni inspiegabile angoscia poiché rimarrò loro inconscio.
Tornerò, sognami»
fine


[...] Leggi il racconto mentre ascolti [...]
Comunque lei ha una bellissima voce …
*********
ma dai
avevo un barbablù anch’io, nel mio modesto curriculum.
te lo lascio qui perché è comunque carino.
e ci sta poco da fare, è uno dei personaggi più inquietanti e ricchi delle fiabe, ha un sottofondo in cui ci puoi trovare di tutto.
stamattina poi sto leggendo una storia cinese che in parte lo richiama e mi soprende una cosa, comune anche alla fiaba occidentale: la mancanza di sostegno da parte delle altre donne.
il fatto che l’ultima moglie di barbablu veda qualcosa di strano e la sua stessa famiglia lo neghi e la inviti a restare lì.
è proprio una storia da sezionare e discutere.